Le alte temperature di questa estate sembrano non voler finire e per chi cerca una tregua dal caldo delle città, la montagna può diventare un piccolo paradiso: aria più fresca, boschi e qualche giorno lontano dall’afa. Ma salire di quota richiede attenzione, soprattutto per anziani, cardiopatici e bambini.
A spiegare i rischi è il dottor Gianluca Comerci, dirigente medico cardiologo del Policlinico Gemelli. «Nei pazienti cardiopatici bisogna evitare di arrivare a quote molto alte, superiori ai 1.500-2.000 metri, perché c’è una riduzione della pressione d’ossigeno che può favorire un aumento della frequenza cardiaca. Il freddo, inoltre, può provocare una vasocostrizione, ma soprattutto il problema principale è che a causa di questi fenomeni ci può essere uno scarso controllo della pressione alta in chi già soffre di ipertensione arteriosa». La prudenza aumenta se si è avuto recentemente un episodio di cardiopatia acuta: «Entro un mese dall’evento si sconsiglia fortemente di andare in montagna sopra i mille metri». Cefalea, capogiri, confusione e difficoltà respiratoria sono tra i segnali da non sottovalutare. «Possono essere legati o a un’altitudine elevata oppure a una rapida salita, per cui è meglio evitarla e farla più lentamente». Se compaiono dolore toracico o difficoltà respiratoria, Comerci invita a scendere: «Portarsi a quota più bassa e contattare in tempi rapidi il medico curante di riferimento oppure, se la situazione è particolarmente preoccupante, il 118». La salita deve comunque essere graduale: «Non si può partire dal mare e arrivare a 2.000 metri in pochissimo tempo».
Per i bambini, invece, è necessaria qualche precauzione in più. Paolo Palma, professore ordinario di Pediatria all’Università di Roma Tor Vergata, considera la montagna un’esperienza positiva, ma raccomanda prudenza: «Soprattutto per i neonati, l’altitudine sopra i 2.000 metri è una cosa che va evitata». Per i più piccoli sottolinea l’importanza di rispettare il ciclo sonno-veglia e garantire un’alimentazione adeguata. Anche la scelta del percorso è importante: durante le escursioni, infatti, i bambini possono essere esposti al rischio di traumi, soprattutto quando vengono trasportati dai genitori e una caduta dell’adulto può coinvolgere anche il piccolo. Per chi ha appena iniziato a camminare è quindi preferibile scegliere «zone che sono attrezzate per i bambini». Da non trascurare, infine, anche il rischio legato a zecche e insetti: nello zaino è utile avere una pinzetta per rimuovere le zecche e prodotti specifici per le punture.
Un altro aspetto riguarda la respirazione. Marco De Vincentiis, professore ordinario di Otorinolaringoiatria alla Sapienza Università di Roma e direttore della UOC di Otorinolaringoiatria del Policlinico Umberto I, sottolinea innanzitutto un possibile beneficio della montagna: il clima più secco può essere favorevole al benessere delle vie respiratorie. Il discorso cambia invece per chi parte già con disturbi: «Sicuramente andare in montagna con problemi di respirazione nasale può influire sulla ventilazione corretta». Una cautela che riguarda anche i bambini con difficoltà a respirare dal naso e chi soffre di allergie legate alle piante: in questi casi, spiega De Vincentiis, «bisogna fare attenzione».
Una bella notizia arriva, però, dal professor Piero Barbanti, direttore dell’Unità Cefalee e Dolore dell’IRCCS San Raffaele di Roma: «L’effetto della montagna sul sistema nervoso è molto positivo per una persona sana, significa dormire meglio, mangiare meglio e ossigenarsi meglio consentendo al cervello di lavorare a regime perfetto». Insomma, la montagna può essere una pausa dal caldo e un’occasione per muoversi all’aria aperta, basta affrontare l’altitudine conoscendo le proprie condizioni, salendo gradualmente e senza ignorare i segnali del corpo.
