Bimba annegata nel fiume In cella la madre: «L’ha uccisa»

TrevisoUn guasto tecnico l’altra sera ha gettato nel buio la piazza di Oderzo. E quel buio maledetto forse è calato anche nella mente di Simone Moreira, 23 anni, arrivata fin lì per prendere un gelato con la figlia, Giuliana Favaro, 2 anni e mezzo di felicità e spensieratezza. Nella causa di separazione il giudice aveva affidato la bambina al padre Michele, 43 anni, un artigiano di Vigonovo innamorato a tal punto del Brasile da scegliersi come compagna, appunto, la bella Simone, e da gestire un ristorante, una churrascaria dal nome inequivocabile: Sabor do Brasil.
Troppo diversi però i due, troppo lontano il Brasile, forse. L’idillio è durato poco. Quanto basta per farci uno splendore di bimba. Certo, se un giudice affida la figlia al padre anziché alla madre il piatto della bilancia delle responsabilità pende verso la donna. Di qui a pensare che quella stessa donna arrivi ad ammazzare la sua dolce creatura, sempre col sorriso sulle labbra, però, ce ne corre. E invece, secondo gli inquirenti, è successo proprio questo: Simone ha gettato la figlia nelle acque del fiume Monticano, anch’esse immerse in quel buio maledetto che mercoledì notte ha finito con l’inghiottire tutto.
Omicidio volontario aggravato. I carabinieri di Conegliano hanno eseguito ieri pomeriggio l’ordine di custodia cautelare firmato dal gip di Treviso, Umberto Donà.
Era la sua serata, quella, il suo turno di stare con la figlia. L’occasione per andare in paese e passare qualche ora in allegria. Avrebbe dovuto riportare la bimba al padre alle 21, ma alle 22 inizia quella che, col senno di poi, ha il pessimo sapore di una sceneggiata. «Te la porto con un po’ di ritardo - avverte Simone chiamando al telefono l’ex compagno - non ti preoccupare».
Michele Favaro non si preoccupa e aspetta. Fino alle 22,30 circa, quando Simone telefona un’altra volta. La sua voce stavolta è confusa, alterata. «Ho perso Giuliana, non la trovo più». Il padre della bimba non fa neanche in tempo a mettere giù il telefono che è già in piazza a Oderzo. Proprio in centro c’è un accesso a un canale che poi confluisce nel Monticano. Arrivano carabinieri e vigili del fuoco. «Giuliana, Giuliana». Le grida squarciano quel dannato buio dovuto a un blackout. Niente, la bimba non risponde. Il padre si butta in acqua, che non è altissima in quel punto, peraltro ostruito da spuntoni di ferro. Un’ora dopo, e un chilometro più a valle, i vigili del fuoco puntano le fotoelettriche e dall’argine vedono un fagottino. Calano il gommone e scoprono che è Giuliana. Si prova una rianimazione sul posto e poi ancora all’ospedale. È tutto inutile.
Com’è potuto succedere? Come può una madre perdere di vista una bimba di due anni? «Ero andata a prendere l’auto in parcheggio, mi sono girata e Giuliana non c’era più», racconta la madre. Ma gli abitanti della casa che sta proprio su quel punto del canale non ricordano di aver udito nulla di strano. Pare che al pm Antonio Miggiani la donna, in quella stessa concitata notte, abbia fatto delle parziali ammissioni. E, comunque, la ricostruzione fatta da Simone Moreira è piena di contraddizioni. E se la bimba fosse davvero caduta nel canale in quel punto, avrebbe urtato gli spuntoni di roccia prima di finire in acqua. Ma sul cadavere non ci sono tracce di ferite. L’ipotesi, agghiacciante, è che la donna abbia afferrato la bimba e l’abbia scaraventata in acqua. Lei ora continua a ripetere: «È stato un incidente, non l’ho spinta io».
I motivi? Certo, i dissapori con l’ex compagno avranno lasciato il segno, così come il mancato affidamento da parte del tribunale. Per gli investigatori, tuttavia, non ci sarebbe una ragione precisa ma il risultato di una vita sregolata caratterizzata da un consumo smodato di alcol.
Certo, non ci fosse stato tutto quel buio, mercoledì sera, forse quel gesto assurdo e orribile non l’avrebbe fatto, se non altro per la paura di essere scoperta. Invece il buio si è impadronito anche della mente di Simone, che una volta sorrideva sempre, come la figlia Giuliana, e che adesso è rinchiusa nel carcere di Belluno con l’accusa di aver ucciso la sua bimba.