Bogliasco: le carte segrete

Bogliasco: le carte segrete

(...) Sicuramente li conoscevano «U Tribulla, Testun, Sensangue», che compaiono nel capitolo «Soprannomi o numiagi di persone o famiglie di Bogliasco». Anche se non vengono riportate le origini e i motivi degli appellativi, spesso è sufficiente leggere «Baccalà, Sartu, Carbunin, Panettu, Sensasangue», per viaggiare indietro con la fantasia e farsi un'idea delle persone. E immaginare che «Canaia e Settemerde», non apprezzassero. Ne andava fiero invece «Baccicura», che col fratello Giovanni già a fine ottocento esercitano il mestiere di barbiere a Sori, in quella che oggi si chiama Piazzetta Sauli, ed erano figli di «Ostinin da Paggia», così chiamato perché portava il fieno per le case.
Dal profano al sacro, la storia passa dalla difesa del Monte Fasce del 1747 ai «Capitoli della Confraternita di San Nicolò Abate» senza dimenticare una visita nel cimitero per «Una passeggiata tra gli antichi marmi» in compagnia del parroco di Bogliasco (e direttore del giornale della Curia «Il Cittadino»), Silvio Grilli, che ha messo a disposizione la sala parrocchiale sul belvedere. Insomma 15 storie, una diversa dall'altra, una per ogni gusto.
Racconti raccolti nel libro (che si può comprare solo nelle edicole e nelle librerie di Bogliasco, Pieve Ligure e Sori) accompagnati da ricche illustrazioni e un attento lavoro di ricerca e documenti originale. Perché, interviene Franco Bampi, coordinatore dell'associazione «A compagna» e vice presidente della Consulta Ligure: «spesso gli archivi minori offrono documenti inediti che non sono minori ma raccontano la nostra gente e la nostra tessa». Che tradotto sulle note di Francesco De Gregori diventa: «La storia siamo noi».

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