Mentre in Iran si accendono le luci dei razzi, il mercato non può che surriscaldarsi rapidamente. Nel giro di una settimana, in Medioriente si è passati da una situazione di calma apparente al ritorno del conflitto più aspro e così, in meno di sette giorni, il prezzo del petrolio è volato oltre 93 dollari al barile, con una crescita del 7% - prima di tornare a 90 - mentre si alza inesorabilmente anche il gas che ogni giorno supera il record storico precedente, arrivando ieri a 72,7 euro al megawattora.
Se alla situazione geopolitica si aggiunge anche l’idea che le principali banche centrali siano ormai vicinissime ad alzare i tassi di interesse di fronte a un’inflazione alle stelle, allora a rispondere è anche il mercato obbligazionario. E così, i rendimenti dei titoli di Stato salgono ai livelli più alti dal 2008, l’anno in cui il mercato si è trovato costretto a fronteggiare la crisi di Lehman Brothers. Il Paese più colpito è, senza dubbi, il Giappone. I rendimenti dei titoli di Stato nipponici a 10 anni sono balzati ieri a circa il 2,99%, raggiungendo il livello più alto dall’ottobre del 1996. A contribuire in misura significativa alla crescita record sono anche le crescenti aspettative che la Banca del Giappone aumenti i tassi di interesse nella riunione del 17 e 18 settembre, per contrastare l’impatto inflazionistico dello yen debole. Il rialzo dei rendimenti arriva anche dopo la divulgazione delle richieste di bilancio per il prossimo esercizio, stimate in 143.000 miliardi di yen (circa 771 miliardi di euro), dei quali quasi 50 miliardi dedicati solo alla difesa, un record storico. Con lo yen al centro dei radar, è inevitabile l’impatto sui due Paesi col premio di rischio più alto dell’area euro: da una parte la Germania, che viaggia sui massimi dal 2011 al 3,32%, mentre dall’altra la Francia - nuova osservata speciale - con il trentennale schizzato di quasi cinque punti base al 4,93%, ai massimi proprio dal 2008. Intanto in Italia il Btp decennale è in rialzo di cinque punti base al 4,15%, sui massimi da fine novembre 2023. Livelli che spingono il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti a rassicurare, «noi siamo abbastanza a posto per quanto riguarda il rifinanziamento» del debito. Mentre negli Stati Uniti si è avviata una vera e propria ondata di vendite sui Treasury, con i timori per l’inflazione persistente - che a luglio è arrivata al 3,7% - che spingono al ribasso i prezzi. Il rendimento dei titoli di Stato Usa a due anni, che riflette da vicino le aspettative sulle mosse della Fed, è salito ieri al 4,35%. Un aumento a dir poco significativo rispetto al 3,50% circa registrato all’inizio del 2026.
I movimenti dei titoli di Stato, con l’inflazione che sfiora record con cui non dovevamo convivere da anni, spingono al ribasso tutte le Borse europee. A Milano Piazza Affari ha perso l’1,3%, a Francofrote il Dax ha bruciato l’1,2 percento. Negativi anche il Cac 40 di Parigi (-0,39%) e il Ftse 100 di Londra (-0,32%). Il tempo in cui la geopolitica non toccava i mercati è ufficialmente finito.
