L’ombra del maxi-debito si allunga sugli investimenti nell’intelligenza artificiale. Da Google ad Amazon, fino a Intel, i conti trimestrali delle grandi aziende tecnologiche americane hanno alimentato i dubbi del mercato sulla sostenibilità della corsa all’IA. Per quanto riguarda la multinazionale fondata da Jeff Bezos, il debito a lungo termine si è più che raddoppiato in appena nove mesi, passando da 65,6 a 173,1 miliardi di dollari. Gli investimenti stanno assorbendo enormi quantità di liquidità e anche il business del commercio online ha rallentato sensibilmente, con ricavi cresciuti appena del 2% a 68,5 miliardi, seppure con una redditività migliorata.
Amazon sta investendo massicciamente per aumentare la potenza di calcolo dei suoi data center e offrire nuovi servizi legati alla crescita dell’IA, ma sul ritorno economico di questa montagna di investimenti resta un grande punto interrogativo.Ma se Amazon ha il fiatone, con le azioni in calo del 7% nel pre-mercato, va molto peggio a Intel, con il titolo del colosso americano dei semiconduttori arrivato a perdere il 25%. In questo caso il business dell’IA tira forte, con ricavi dei data center in crescita del 78%, ma non basta a compensare le difficoltà delle attività tradizionali, mentre gli investimenti previsti per il 2026 ammontano a circa 20 miliardi e sono destinati ad aumentare il prossimo anno.
Lo scossone arriva soprattutto dalle prospettive: nel quarto trimestre Intel prevede ricavi compresi tra 15 e 16 miliardi, mentre gli analisti si attendevano circa 17 miliardi. Quanto al terzo trimestre, quello appena concluso, il business tradizionale dei processori per PC ha fatturato 8,1 miliardi contro gli 8,9 attesi, ben 800 milioni sotto le previsioni. A frenare le vendite contribuisce paradossalmente proprio l’IA, che assorbe una quota crescente della produzione di memorie, alimentandone i rincari e facendo aumentare i prezzi dei computer. Se le aspettative sugli utili futuri vengono riviste al ribasso, mentre restano elevati gli investimenti necessari per sostenere la crescita, la Borsa corregge bruscamente le proprie valutazioni.Il tonfo dei tecnologici a Wall Street ha trascinato al ribasso anche le Borse asiatiche. A Seul l’indice Kospi ha chiuso in calo del 3,48% a 5.730,74 punti, dopo essere arrivato a perdere il 5,7% durante la seduta.
A trascinare il listino al ribasso sono stati soprattutto i colossi dei semiconduttori: SK Hynix ha ceduto il 7,08%, Samsung Electronics il 3,02%, mentre Samsung Electro-Mechanics ha perso il 7,5%.Il giorno precedente, sempre dopo la pubblicazione dei conti trimestrali, Alphabet, la casa madre di Google, aveva perso il 12,6% in Borsa, bruciando in una sola seduta circa 500 miliardi di dollari di capitalizzazione.
Anche in questo caso a pesare sono stati i dubbi sui ritorni degli enormi investimenti nell’intelligenza artificiale, accompagnati da ricavi pubblicitari inferiori alle attese. Ed è proprio l’IA a mettere alla prova il modello di business storico di Google, fondato sulla pubblicità associata alle ricerche online. Le risposte generate direttamente dai nuovi motori di ricerca riducono la necessità di consultare altri siti e modificano le modalità con cui vengono mostrati gli annunci pubblicitari. Una trasformazione che rischia di rendere più difficile monetizzare le ricerche, proprio mentre i costi per sostenere la nuova tecnologia continuano a crescere.
