Il primo giorno del nuovo anno ha segnato, in Piazza Affari, un nuovo record, oltre i 45mila punti. Ma come sarà il 2026 delle Borse mindiali? Al solito domandone di inizio anno Affari d’oro risponde segnalando il dilemma più importante: il conflitto in essere tra l’offerta di nuovo debito pubblico mondiale e l’andamento dei mercati azionari. In questa rubrica abbiamo già citato un titolo quotato che è simbolico: Austria 20/9/2117, scade cioè tra 92 anni e paga una cedola del 2,1%, ma attualmente rende il 3,4% perché nell’ultimo anno il suo prezzo è sceso del 25%. Perché è importante? Perché indica che oggi il mercato vede un futuro di tassi d’interesse sempre più alti, e quindi prezzi di titoli di Stato sempre più bassi. E questo avviene a causa della gigantesca crescita del debito pubblico globale: secondo il FMI, a ottobre 2025 ammontava a circa 110,9 trilioni di dollari, pari al 95-96% del PIL globale. Rispetto all’ottobre 2024, quando si attestava a 100 trilioni di dollari (93% del PIL), si registra una crescita di circa 8-10% in un solo anno. E le proiezioni sono allarmanti: supererà il 100% del PIL entro il 2029.
Gli Stati Uniti guidano la classifica con 38,3 trilioni di dollari. Al secondo posto la Cina con 18,7 trilioni, con l’aumento più elevato (+13,6%). Il Giappone, con 9,8 trilioni, mantiene il record del rapporto debito/PIL oltre il 250%. Seguono Regno Unito (4,1 trilioni), Francia (3,9), Italia (3,5) e India (3,4). Quindi il G7 del debito concentra l’80% dell’intero debito mondiale.
Questo è il grande tema economico da tenere d’occhio in questo 2026. Ed è anche la partita finanziaria che si gioca dietro a quella dei nuovi equilibri geopolitici.