Mentre metà Italia preparava le valigie per le ferie, la corsa delle pompe di benzina non si è fermata. Per chi sperava in una tregua estiva sui listini dei benzinai, la realtà è stata una doccia gelata fatta di rincari quotidiani, quasi silenziosi: giorno dopo giorno, centesimo dopo centesimo. Il risultato è stato che ieri la benzina ha riagganciato e superato la soglia psicologica dei due euro al litro (2,002 per essere precisi) un livello che non si vedeva da settembre del 2023. Ma anche la situazione del diesel è tutt’altro che florida, con il prezzo al litro che ieri ha toccato 2,116 al litro. Il dettaglio difficile da ignorare è che il gasolio viaggia a queste cifre record nonostante sia ancora «sotto l’effetto» dello sconto temporaneo delle accise, deciso il 28 luglio e poi riconfermato a inizio agosto. Il paracadute da 17 centesimi - questo significa che in sua assenza il diesel viaggerebbe a 2,286 euro al litro - ha ormai le ore contate perché sarà in vigore solo fino a martedì 25 agosto.
La domanda che tutti gli italiani si stanno ponendo in questi giorni, sia guardando al proprio portafoglio che a dato record sui volumi di benzina emessi a luglio, parliamo di 900mila tonnellate emesse in un singolo mese, numero che non si vedeva da ben 16 anni, è cosa succederà da martedì e come il governo intende muoversi. Come sempre, quando le decisioni non dipendono solo da questioni interne ma anche da equilibri globali complessi, non esiste bianco o nero, ma decisioni solo possibili finché, all’ultimo minuto, diventano certezza. Sicuramente prima del 25 agosto, o al più tardi nella mattinata di martedì stesso, il Consiglio dei Ministri potrebbe riunirsi per decidere come muoversi. Visto lo scenario, l’ipotesi di un ulteriore intervento sulle accise sembra la strada più probabile. La novità rispetto allo scorso mese è la benzina: ora che ha superato i 2 euro al litro sarà necessario intervenire anche su di lei. La soluzione più accreditata punta a un «17 e 17», ovvero lo stesso sconto su entrambi i fronti. Chiaramente un simile intervento avrà un costo ingente per le tasche dello Stato, basti pensare che solo per mettere in campo lo sconto da 17 centesimi sul diesel, tra il 28 luglio e il 24 agosto, sono stati stanziati circa 370 milioni di euro di fondi, sottratti da altri Ministeri.
Nel frattempo, però, resta ancora aperta la pista delle accise mobili. Uno strumento caldeggiato anche dal fatto che l’extra gettito Iva incassato dal fisco con i rincari di luglio è ancora inutilizzato e a questo si aggiungerà, a inizio settembre, anche quello relativo al mese di agosto.
Insomma, certezze non ce ne sono, ma è probabile che i nuovi tagli restino in vigore almeno fino al 4 o al 5 settembre. Una finestra di copertura utile, da una parte, a coprire il controesodo estivo e, dall’altra, ad accompagnare il quadro politico verso una data non casuale. Il 4 settembre, infatti, il governo Meloni toccherà un tassello simbolico, diventando l’esecutivo più duraturo nella storia dell’Italia repubblicana.
Guardando a stretto giro, progetti per un intervento strutturale e definito per abbattere le accise, ancora non ci sono. La linea guida rimane quella di muoversi passo dopo passo, monitorando in tempo reale le fluttuazioni del mercato del greggio, senza sbilanciare prima del necessario le casse dello Stato.
