Borsa e mercati

Le garanzie su Svb non bastano, borse in picchiata: un'altra banca verso il crack

Tutti gli scenari aperti dal crac Svb. Crolla anche Signature Bank, e i listini virano in rosso: ecco cosa succede nei mercati

Le garanzie su Svb non bastano, borse in picchiata: un'altra banca verso il crack

Ascolta ora: "Le garanzie su Svb non bastano, borse in picchiata: un'altra banca verso il crack"

Le garanzie su Svb non bastano, borse in picchiata: un'altra banca verso il crack

00:00 / 00:00
100 %

Quello partito da Santa Clara non è un contagio pandemico, sicuramente, ma la crisi aperta dal crollo di Silicon valley bank si sta ripercuotendo nella finanza Usa. E almeno per la settimana in corso sarà l'argomento che terrà banco sui mercati. L'effetto-Lehmann legato alla banca esplosa venerdì scorso per insolvenza sulla sua capacità di rimborso dei depositi è escluso per matrice strutturale del mercato di riferimento, dato che Silicon Valley Bank finanziava essenzialmente venture capital e start-up.

Ma la comunicazione strutturale insita nel messaggio mandato dal crac della banca californiana è quella di un cambio definitivo di paradigma: si è passati definitivamente nella fase della crescente inquietudine. Parafrasando i cicli del grande storico finanziario Charles Kindleberger, dopo la chiusura della bolla dell'euforia per i dieci anni di giostra monetaria alimentata dai bassi tassi ora bisogna evitare il "panico" e un conseguente schianto. Questo potrebbe realizzarsi se le banche vedessero un aumento delle perdite non realizzate all'interno dei loro bilanci e cominciassero a portare in emersione la difficoltà nel rimborsare i correntisti in caso di corsa agli sportelli.

Così non dovrebbe essere: il governo americano si è mosso per tempo per garantire che tutti i correntisti rimasti spiazzati dal crac miliardario di Svb vengano rimborsati. Il Tesoro e la Fed hanno promesso che tutti i depositi presso Svb saranno disponibili ai correntisti per eventuali prelievi in attesa che la banca andata in bancarotta trovi un acquirente.

"Grazie alla rapida azione della nostra amministrazione negli ultimi giorni, gli americani possono avere fiducia che il nostro sistema bancario è solido. I vostri depositi sono al sicuro". Queste le parole di Joe Biden prima di partire per la California per partecipare al vertice Aukus con il Regno Unito e l'Australia. "Nessuna perdita sarà a carico dei contribuenti americani", ha garantito il presidente. Normalmente la Federal Depositi Insurance Corporation coprirebbe solo i fabbisogni fino a 250mila dollari, troppo poco per un parco-clienti formato in larga parte da imprese.

Un'altra banca in crisi

Nel frattempo si è aperto un secondo fronte dato che anche la Signature Bank, istituto con sede a New York, è stata chiusa. Tutto questo è avvenuto il 12 marzo per opera delle autorità finanziarie statunitensi che hanno nominato la Federal Deposit Insurance Corporation come curatore fallimentare.

"Un fondo di assicurazione dei depositi pagato dalle banche membri della Fdic, per ora, renderà interi tutti i depositanti presso le banche SVB e Signature", nota il Financial Times. "I regolatori avranno anche il compito di vendere il rimanente portafoglio di attività di SVB, che fino a sette giorni fa aveva un valore netto di quasi 15 miliardi di dollari". Con ogni probabilità ora Svb sarà divisa come in uno spezzatino bancario: la filiale inglese è stata già prelevata da Hsbc, per la cifra simbolica di una sterlina, per quella americana si aspetta un acquirente.

L'ondata di ribassi

La crisi di Svb e Signature apre un fronte non secondario per i regolatori stessi e gli operatori finanziari che vedono addensarsi venti di crisi. L'ondata di ribassi bancari in tutta Europa nella giornata del 13 marzo mostra che si stanno muovendo degli attori che compiono vendite allo scoperto scommettendo sull'inquietudine di breve periodo, ma le autorità per ora hanno mostrato di avere in pugno la situazione.

Bisogna capire se a queste mosse seguirà la possibilità che la Federal Reserve abbandoni l'ipotesi di nuovi aggressivi rialzi dei tassi per evitare nuove sofferenze sul fronte obbligazionario come quelle che hanno colpito Svb. Ma dopo aver già aperto un fronte a favore dei correntisti è difficile che Jerome Powell e i suoi condizionino su una singola crisi un avviato percorso di normalizzazione monetaria. La grande novità del momento è l'attestazione del fatto che si è tornati a navigare a vista. E che ogni mossa nel settore finanziario non potrà più essere compiuta col pilota automatico come successo nell'era del denaro facile prima e in quella dei rialzi dei tassi programmati in anticipo poi.

Commenti