Bossi: "Con Calderoli in Vaticano per chiarire"

Il Senatùr si offre come "mediatore" tra il governo e Oltretevere. Poi sul caso gossip e politica dice di Berlusconi: "E' generoso spero che alla fine si accontenti delle scuse di quelli di Repubblica"

Bossi: "Con Calderoli in Vaticano per  chiarire"

Con la Chiesa «c’è bisogno di un chiarimento». Parola di Umberto Bossi. Di più, il leader della Lega è pronto a fare una visita in Vaticano nel ruolo di mediatore. «Sì, ci andrò con Calderoli, ci andiamo per ricordare che la nostra matrice è cristiano-cattolica. La Lega è l’unico partito che veramente ha radici cristiane», ha annunciato ieri sera alla festa leghista di Alzano Lombardo, nel Bergamasco. Quindi un consiglio al premier a proposito della querela a Repubblica: «Mi auguro che Berlusconi generoso com’è alla fine si accontenti delle scuse da parte di chi gli ha fatto tanto male». Del resto, «penso che a Berlusconi ne abbiano combinate di tutti i colori, gli hanno rovinato la famiglia e il rapporto con i figli con quella roba lì. È incazzato nero». Anche se, conclude il Senatùr, «Silvio non è un uomo vendicativo».

Intanto, Roberto Calderoli respira aria di beatificazione: il consigliere comunale Espedito de Marino passerà alla storia, se non della Nazione, delle città di Scafati e Pompei, per essere riuscito a conferire lo stesso premio a Papa Benedetto XVI e al ministro della Semplificazione. L’Acqua santa e il diavolo per chi crede alla favola della Lega atea in questi giorni di polemica sull’immigrazione. Se si aggiunge poi che Espedito de Marino porta al petto la spilletta dell’Idv perché è un dipietrista campano, se si ricorda anche che il premio in questione è dedicato al Pontefice più amato del secolo scorso, Giovanni Paolo II, e se per finire si vanno a leggere le motivazioni con cui il leghista Calderoli riceverà il prestigioso riconoscimento cattolico, allora viene da pensare due cose: o Espedito de Marino deve diventare come minimo sindaco di Scafati, oppure è proprio un gran furbacchione, perché questa storia di Calderoli insignito del premio alla memoria di Papa Wojtyla sarà una pubblicità incredibile per il consigliere De Marino, per la sua associazione, per Scafati e per tutto il Salernitano. «L’evento apre il dialogo e fa da ponte fra il Mezzogiorno e l’area cattolica del governo», ha scritto per dire il sito golfonetwork.it.

Quel che è riuscito a fare il consigliere di Scafati è quanto di più diabolico si possa architettare a livello politico in questo momento: il 17 settembre il ministro della Semplificazione - recentemente accusato da monsignor Vegliò di essere «offensivo» e di pronunciare parole «inaccettabili» - volerà in Campania, nel paesotto da oltre 50mila abitanti confinante con Pompei, profondo sud a densità abitativa da record nazionale, per ritirare il premio Giovanni Paolo II, istituito dall’associazione Aglaia. Ecco le motivazioni che accompagneranno il riconoscimento: la giuria ha deciso di scegliere il ministro della Lega come vincitore della quinta edizione «per avere nella sua azione politica tutelato e promosso la sacralità della vita in armonia con i principi cristiani e con i valori ereditati dalla fede cristiana».

La notizia sta creando però scompiglio tra i detrattori della Lega. Su Facebook si è già formato il gruppo «No al premio Giovanni Paolo II a Calderoli», 1079 iscritti: «È come premiare un salumiere con l’insalatiera d’oro dei vegetariani!», commenta Salvatore O. Il deputato del Pd, Franco Laratta, annuncia una richiesta di chiarimento nientemeno che al vescovo di Pompei: «Voglio sperare che la Curia non c’entri nulla. Da cattolico e da parlamentare del sud non riesco a capire quali siano i meriti di un uomo come Calderoli». E con un riferimento azzardato all’ultima strage di immigrati in mare aggiunge: «Abbiamo anche visto colorarsi di rosso sangue il Mediterraneo».

L’intento del riconoscimento è «promuovere la pace anche in termini di mediazione politica, abiurare il pregiudizio che spesso è causa di contrasto», chiarisce il consigliere Espedito de Marino. Si attende adesso il commento di Antonio Di Pietro.

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