È bella la storia di Peppino Meazza che il 16 giugno del 1938 segna il rigore al Brasile tenendosi con la mano sinistra il pantaloncino, a cui poco prima s’era rotto l’elastico. Hai visto mai che il nostro gigante mostri le mutande agli spettatori del Vélodrome di Marsiglia? È il 2-0 al Brasile che vale all’Italia la seconda finale consecutiva, poi vinta contro l’Ungheria. La “finta del pantaloncino” è finita su libri autorevoli, è entrata nella storia del nostro calcio, eppure è solo una bufala diventata leggenda. Non ne scrisse sulla Stampa il ct Vittorio Pozzo, giornalista all’epoca col doppio lavoro, non ne scrisse il Corriere della Sera e neppure il Littoriale. Soprattutto, a cercarle in rete ci sono le immagini di quella partita, riprese con due telecamere, spedite in Italia e poi trasmesse alcuni giorni dopo nei Cine Luce che precedevano le proiezioni dei film.
Allora, il Mondiale si viveva alla radio.
In Italia con la mitica voce di Nicolò Carosio. E lì, nelle immagini, si vede bene Meazza che calcia il rigore, con entrambe le braccia distintamente staccate dal corpo. Anche una fake news d’altri tempi può fare nostalgia.