6 per sempre e per sempre Baresi sarà il Capitano del Milan.Quando, il 28 ottobre del ’97, 5 mesi dopo l’ultima partita ufficiale, diede l’addio al calcio nel suo stadio di una vita, la notte rossonera si srotolò e si ricompose in quel claim tanto semplice quanto indovinatissimo, il suo numero di maglia e l’avverbio più giusto, sempre, per uno che non ha avuto altri colori che quelli rossoneri, nonostante due retrocessioni in Serie B, la società sull’orlo del fallimento, le richieste di tutti i club più importanti, Juventus per prima, due volte.Ma per Franco Baresi detto Franz perché ricordava Beckenbauer, ma alla fine è stato anche più bravo di lui (se e per quanto valgono certi paragoni), nulla nel calcio era più importante del Milan, del suo Milan, perciò sempre disse no a tutti, perciò attraversò l’epoca nera, dal calcioscommesse che impantanò il Milan fino all’orlo del fallimento del club, per entrare poi nell’epoca d’oro, capitano ma soprattutto simbolo del Milan di Silvio Berlusconi, 20 anni dopo di nuovo in cima al mondo. “6 per sempre”: per questo la gente del Milan lo ha amato come solo Gianni Rivera prima e nessun altro dopo.Un campione enorme: tempi, calcio, visione, forza fisica, velocità. Tutto. Dallo scudetto della stella vinto a 19 anni, al sesto vinto nel ’96, quando di anni ne aveva già 36. Dagli insegnamenti di Liedholm alle lezioni di Sacchi, che – narra la leggenda – la prima volta che gli parlò gli disse di guardarsi i videotape di Gianluca Signorini, suo libero nel Parma. Bastò poco per capire che a Baresi non servivano modelli, bastava dirgli cosa fare, chiedere per avere tutto, anche il doppio. Perché era lui l’archetipo di quel tipo di calciatore, ideale per il calcio dell’Arrigo e proprio lì intorno nacque una squadra da la leggenda.Campione del mondo nell’82, pur senza mai giocare in Spagna, riserva di Gaetano Scirea, un altro fenomeno, ha sfiorato il bis nel 1994, sbagliando uno dei 3 rigori che ci condannarono contro il Brasile, dopo una partita sennò unica e perfetta, da primato mondiale anche del recupero dopo un’operazione al menisco, il campo 23 giorni dopo i ferri. Le sue lacrime, le nostre lacrime. Quando l’Italia al Mondiale ci andava per vincerlo, e se non ci riusciva ci andava vicino. Tre Mondiali: un primo, un secondo e un terzo posto.Franco Baresi ha vinto tutto, comprese 3 Champions League, meno il Pallone d’Oro, che sarebbe stato suo proprio nel 1989, l’anno della prima coppa Campioni del Milan di Berlusconi, se quella non fosse stata una squadra di marziani e se i giurati di France Football non avessero preferito chi i gol li segnava (Van Basten, primo) a chi i gol non li faceva segnare (Baresi, secondo).Spalla preziosa per gli allenatori, prima di Arrigo Sacchi e poi di Fabio Capello. Campione inarrivabile, leader silenzioso fuori dagli spogliatoi, ma ascoltato, osservato, studiato e anche temuto dai compagni, un vero esempio per tutti i giovani calciatori.Senza forse la bellezza atletica di Paolo Maldini, ma con efficacia senza pari negli interventi, direttore di un’orchestra difensiva perfetta che ha fatto scuola non solo in Italia, orgoglio di tutti i tifosi rossoneri, per chi l’ha visto in campo dal vivo, per chi l’ha conosciuto dai racconti di chi c’era, proprio vero: “6 per sempre” e nessun altro mai.
