Se il 5 luglio è il giorno dell'estasi, il 6 luglio 1982 è il giorno del silenzio. Un silenzio strano, denso, che avvolge l'Hotel di Barcellona. Fino a 24 ore prima, quel ritiro somigliava a un fortino assediato dai veleni; oggi è l'epicentro di una quiete monumentale. L'Italia ha appena battuto il Brasile conquistando la semifinale. I giocatori restano muti, fedeli a un silenzio stampa nato per autodifesa, ma dietro i volti tirati spuntano i primi sorrisi.
Chi c'era ricorda un'atmosfera sospesa che oggi ti fa guardare indietro con una dolcissima nostalgia canaglia: il ricordo di un calcio più umano e di imprese nate anche dalle critiche. L'unico a presentarsi davanti ai taccuini è Bearzot.
Pipa spenta e l'orgoglio intatto di chi ha vinto la scommessa più importante: Paolo Rossi, il 'fantasma' che tutti volevano rispedire a casa, e che si è svegliato re con 3 gol ai più forti del mondo. Ma non c'è tempo per l'appagamento, il 6 luglio è giornata di avvicinamento alla semifinale contro la Polonia, già affrontata nel girone, quando Paolo Rossi non era ancora Pablito.