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Calcio

Ai giovani diamo l’urlo di Tardelli &C

Perché non chiedere a Tardelli, al di là del suo rifiuto a guidare la Nazionale, di svolgere il ruolo di insegnante nelle scuole, nei settori giovanili, insieme con gli altri?

Il lungo "secolo azzurro" della Nazionale

Per insegnare calcio e spiegare che cosa è stato in un secolo di storia italiana, è necessario disporre di docenti. Non di tattica ma di esperienza, di passione, di sacrificio. Al mondiale appena conclusosi erano presenti le nostre leggende, Baggio, Vieri, Materazzi, Del Piero, Nesta, Iaquinta, Zaccardo, Pagliuca, Panucci, uomini che hanno firmato giorni importanti. Oggi Maldini, una garanzia totale, è il solo ex calciatore di un’epoca dorata, all’interno delle istituzioni. E allora perché non convocare i magnifici 9 di cui sopra e gli altri campioni, da De Rossi a Totti, come componenti di una commissione per la riforma del sistema calcio italiano, scuole e centro tecnico? Perché non chiedere a Tardelli, al di là del suo rifiuto a guidare la nazionale, di svolgere il ruolo di insegnante nelle scuole, nei settori giovanili, insieme con gli altri? Il Palazzo tiene a distanza queste personalità, le usa come bandiere, riservando ai burocrati impiegatizi la gestione del calcio, le sue leggi. La storia dimostra che chi è stato un grande attore in campo non lo sia ugualmente nelle funzioni di dirigente, si contano i casi, quasi esclusivi, di Boniperti, Mazzola, Zoff, il resto è un alveare di api senza mai occupare il ruolo principale. Oggi il calcio ha bisogno di competenze, di manager di finanza e impresa, sul campo, non più di uomini maniaci solo della tattica ma capaci di rilanciare la tecnica, alcune delle leggende citate potrebbero essere magnifici professori, l’urlo di Tardelli, la parata di Zoff su Oscar, il cucchiaio di Totti, l’eleganza di Del Piero, l’arte di Roberto Baggio non possono restare solo nei filmati d’epoca. Via gli elefanti da Coverciano, via i boiardi con il vitalizio federale. Malagò mutui la frase di Gene Wilder nella parte del dottor Frankestein: «SI... PUO’... FARE!».

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