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Calcio

Se la Turchia scippa altri “9″ all’Italia: ora anche Vlahovic

Dopo Lukaku al Fener anche il centravanti della Juve a Istanbul sponda Besiktas

Vlahovic, è finita. Signora spuntata e schiaffo a Spalletti

Mamma li turchi, è proprio il caso di dirlo. Continua, infatti, lo shopping sfrenato dei club della Super Lig nei confronti dei bomber della nostra Serie A o che il calcio italiano ha reso grandi. In principio fu Icardi a prendere la via del Bosforo nel settembre 2022, sbarcando al Galatasaray dopo gli anni ruggenti tra Inter e PSG. Nel 2023 era toccato a Dzeko salutare l’Inter allora Vice Campione d’Europa a parametro zero per accasarsi al Fenerbahce, che garantì al bosniaco un biennale faraonico da 10 milioni netti all’anno. Due anni fa erano stati, invece, il quattro volte capocannoniere della Serie A Immobile e la stella del Napoli Osimhen a volare nel campionato turco. Entrambi a Istanbul: Ciruzzo al Besiktas allettato da un triennale da 6 milioni a stagione e il nigeriano al Galatasaray. Il trasferimento di quest’ultimo dal Napoli divenne storico in tutti i sensi, visto che resta tuttora l’operazione più onerosa nel storia del calcio turco: 75 milioni per il cartellino e contratto quadriennale da 21 milioni annui (bonus inclusi) per la punta. Roba da sceicchi. Non a caso nel 2025 Osimhen aveva declinato le avance degli arabi dell’Al Hilal per tornare al Gala dopo l’annata precedente in prestito.

Ieri migliaia di tifosi in estasi sono corsi ad accogliere Lukaku (passato al Fenerbahce dal Napoli per 6 milioni più 3 di bonus) e Vlahovic. Il serbo, dopo aver detto no alle proposte di rinnovo della Juve, ha accettato l’offerta monstre del Besiktas: triennale da 8 milioni a stagione più bonus più 15 milioni alla firma e una corposa commissione in doppia cifra per papà Milos. E non finisce qui: nel mirino del Galatasaray c’è ora Leao. Riuscirà il Diez milanista a respingere le sirene dal Bosforo? Intanto a settembre l’Italia sfiderà da sfavorita la ricca Turchia di Montella in Nations League. E sullo sfondo l’organizzazione di Euro 2032: i due paesi insieme o solo quello del Bosforo?

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