Bisogna ammetterlo con brutale franchezza: l'inizio del mondiale 2026 e non solo l'inizio, procurerà più di una dannata malinconia in chi ama il calcio. Una dannata malinconia perché al posto nostro, dinanzi al Canada padrone di casa, debutterà domani la Bosnia che non è sinceramente il Brasile e ci ha eliminato in una serata che ha segnato una ferita sanguinosa tra le famose quattro stellette appuntate sulla maglia azzurra. Per fortuna ci sono anche un po' di italiani che possono attirare la nostra attenzione e delle legioni di tifosi costretti, in alcuni casi, a fare alba per seguire le partite. Ancelotti è il primo della lista, col suo Brasile già messo in crisi da un paio di infortuni pesanti (Neymar e Wesley), seguito a ruota dalla simpatia inevitabile con cui guarderemo Fabio Cannavaro, ct dell'Uzbekistan che non ha grandi pressioni né gigantesche aspettative da coltivare ma solo da confermare la bontà della scuola italiana nelle ore in cui il Milan pensa invece che sia anglo-sassone la cultura più innovativa nel pallone. Fa poi un effetto speciale vedere e rivedere il filmato del viaggio del torpedone con a bordo la nazionale turca guidata da Montella attraversare il ponte sul Bosforo in direzione aeroporto scortato da una chilometrica coda di auto dei tifosi. Se poi aggiungiamo Volpati e Circati, partiti con l'Australia e i 4 arbitri e assistenti Mariani, Bindoni, Tegoni e Di Bello, allora il quadro è completo e possiamo metterci comodi sul divano.
Comodi fino a un certo punto perché nel frattempo le fibrillazioni politiche che scandiscono l'appuntamento del 22 giugno per l'elezione del nuovo numero uno della federcalcio, non possono lasciarci indifferenti. È appena successo che il collegio di garanzia del Coni - chiamato in causa dal ministro Abodi - per un parere sportivo sulla eleggibilità di Malagò (passato da controllore a controllato) ha dichiarato che «non ci sono problemi di eleggibilità» ma ha rinviato all'Anac la competenza specifica. Non è stato sufficiente. Perché Malagò ha spedito una stilettata ad Abodi («chiunque avesse conoscenza della materia sapeva che non era l'interlocutore») e il ministro ha risposto («non esprimo pareri, i pareri si rispettano»). Forse vale la pena di considerare l'auspicio di Buonfiglio, presidente del Coni («speriamo che l'Anac si esprima dopo il 22 giugno») con l'intento di evitare una interferenza sul voto del calcio italiano (273 elettori).
Dal punto di vista tecnico l'Anac di solito non esprime pareri ma avvia procedimenti. E nel caso di specie se ciò avvenisse, Malagò avrebbe a disposizione oltre che la memoria anche i ricorsi a Tar e Consiglio di Stato qualora venisse accolta la sua ineleggibilità.