Il Milan che ha conquistato il mondo, ieri mattina, si è ritrovato per l’ultimo saluto al suo capitano. Il popolo rossonero che di quel Milan si era perdutamente innamorato, ieri mattina, si è ritrovato per cantare un’ultima volta per il suo condottiero.
Paolo Maldini, Marco Van Basten, Alessandro Costacurta, Pietro Paolo Virdis, Alberico Evani, Filippo Galli, Mauro Tassotti: passano gli ex compagni sul sagrato della basilica di Sant’Ambrogio di Milano ed è come un viaggio nella memoria. Senso di appartenenza, leader silenziosi e vittorie: innamorarsi di quel Milan è stato facile, Franco Baresi ne è stata la stella più luminosa. «Leggenda immortale, inimitabile bandiera che non smetterà mai di sventolare», è lo striscione-omaggio dei tifosi, segno che quella passione non è mai venuta meno, anche a distanza di anni. Siamo nel 2026, ma è come se fossimo a cavallo degli Anni Novanta: in piazza ci sono quei casciavit cresciuti a pane e Milan, il Milan degli Invincibili, il Milan di Barcellona, «il Milan di un uomo felice e vincente che ha sofferto per quella maglia», come ricorda Giovanni Galli. E non può essere un caso se l’arrivo dell’attuale dirigenza - Gerry Cardinale e Paolo Scaroni - viene sottolineato dai fischi dei presenti. Non c’è Maignan, attuale capitano, ancora in vacanza dopo i Mondiali, ed è un vuoto che non passa inosservato. Passa un emozionato Roberto Baggio, con cui Baresi ha condiviso le lacrime di Pasadena per un rigore calciato troppo in alto.
«Nei Vangeli è esplicita la predilezione di Gesù per i piccoli, per chi è Piscinin. Franco Baresi ci ha insegnato che è possibile diventare grandi restando piccoli», l’omelia di monsignor Carlo Faccendini, che poi è il riassunto perfetto non solo della carriera di Baresi ma anche di quella squadra, un’orchestra di campioni dove nessuno primeggiava sull’altro. Oggi i club cambiano proprietà, i giocatori attraversano continenti, le maglie sono sempre più leggere e i legami sempre più fragili. Baresi, invece, è stato il Milan. Senza aggettivi, senza parentesi.
Quello di ieri non è stato solo un funerale: è stato anche l’ultimo tuffo nei ricordo di un’epoca forse irripetibile.
Con un solo Capitano.
