Stasera il calcio italiano torna a vestirsi d’azzurro con la prima della nuova Italia di Mancini contro il Belgio ma a tenere banco sono sempre la disputa politico-sportiva sulla poltrona di Malagò e gli ultimi allarmanti aggiornamenti presentati dalla commissione indipendente per la verifica sui conti del calcio (ha rimpiazzato la vecchia Covisoc) che ha segnalato 4 club su 20 con patrimonio netto negativo e costi (stipendi e cartellini dei calciatori) troppo alti rispetto ai ricavi.
In un quadro così complicato l’unica nota positiva - la stabilità raggiunta dalla figc - è stata messa in discussione dalla scoperta del famoso cavillo, cioè la mancanza del tesseramento da parte di Malagò che ha poi ottenuto il 70% dei voti. Il dossier si è ora trasferito nei saloni del Foro Italico dopo che il procuratore dello sport Ugo Taucer ha investito la giunta del Coni per la pronuncia definitiva. Da qui le voci sempre più ricorrenti di un possibile commissariamento della federcalcio. La votazione, per motivi comprensibili, è stata rinviata al termine delle quattro prove del club Italia. Addirittura c’è chi, nel palazzo dello sport, pensa che un paio di risultati negativi degli azzurri possano contribuire a far decadere Malagò mentre, di conseguenza, un paio di confortanti successi, consentirebbero allo stesso presidente federale di superare questa ennesima prova.
Nelle ore che precedono tali decisivi appuntamenti non sono passati sotto traccia un incontro ad alto livello istituzionale e qualche tentativo di bruciare personaggi di valore del calcio. Cominciamo dal primo: ieri a palazzo Chigi, il sottosegretario alla presidenza Mantovano ha ricevuto Beppe Marotta, presidente dell’Inter e consigliere della Figc. Le fonti ufficiali hanno riferito di un colloquio su temi generali ma è garantito che la visita - erano a conoscenza sia Malagò che il presidente della Lega serie A Simonelli - ha avuto al centro la verifica della volontà del governo di procedere al commissariamento. Che si sia mosso Marotta non deve stupire: è il più attento agli sviluppi politici dell’intricata questione. Ai tempi si era già mosso, incontrando il ministro Giorgetti, per far cadere un eventuale veto sulla candidatura di Malagò. Infine il capitolo Galliani, coinvolto a sua insaputa in un pettegolezzo secondo cui potrebbe diventare il dopo commissario per preparare la successione allo stesso Malagò. Qualche mese fa Adriano Galliani, interpellato da Juve e Milan per la candidatura a numero uno di via Allegri, fece sapere di «non essere interessato». Ai suoi occhi di dirigente di provata esperienza il calcio italiano ha appena eletto il presidente con il 70% dei voti.
