Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 06:31
Calcio

Da Modric a Diego Moreira. Amorim e le scelte giuste

Il ribaltone dell’Olimpico ha evidenziato pregi e difetti di una squadra ancora alla ricerca della propria identità. Anche la leggenda croata merita fiducia, al di là dell’anagrafe. Ora servono conferme

AC Milan’s head coach Ruben Amorim during the Serie A EniLive soccer match between Lazio and Milan at the Rome's Olympic stadium, Italy - Saturday September 12, 2026 - Sport Soccer ( Photo by Alfredo Falcone/LaPresse )

Per il Milan, sospeso tra una rifondazione tormentata e l’altra, è già tempo di fare chiarezza. Innanzitutto sul clima intorno ad Amorim: se pensa di essere assediato per il fatto di risultare straniero in patria (a Milanello), si sbaglia di grosso. Qui aspettano solo di vedere quel che ha promesso: non subito ma di intravedere i primi segnali del suo cambiamento annunciato. Poi tocca allo stesso tecnico portoghese prendere la strada migliore. Perché se ha cominciato la stagione con prove segnate da contrasti di rendimento, allora il tema di fondo non è il suo credo calcistico ma l’attitudine degli interpreti. E in questo senso la prima frazione dell’Olimpico con la Lazio è stato un verdetto esemplare: calciatori sbagliati al posto sbagliato. A cominciare da Estupinian. Se Amorim avesse dato un’occhiata a Lazio-Milan dello scorso torneo si sarebbe accorto che la sconfitta maturò per uno sfondone difensivo del colombiano, al pari di quello commesso su gol di Cancellieri. A proposito di Loftus Cheek: l’inglese si comporta così da anni, mezza partita buona e poi si assenta. Solo a proposito di Modric è il caso di denunciare subito una volgare campagna nei confronti del fuoriclasse croato patrocinata dai social occupati da improvvisati tattici. È vero: ha giocato maluccio ma è stato l’unico ad artigliare in pressing nell’area laziale un pallone che poteva diventare il più comodo 1 a 2. Rinunciare a lui solo per l’anagrafe è un pregiudizio.

Questo quadro fa capire chiaramente quali siano state le scelte virtuose che hanno consentito di rovesciare la Lazio e il risultato nella ripresa. Primo: Pulisic sembrava caricato a pallettoni, con una voglia matta di dimostrare (e c’è riuscito) tutto il suo valore. Secondo: Musah. Se si tratta di battagliare e andare in contrasto, ci sa fare perché quello è il suo mestiere, come riconosce lui stesso. Infine l’asso nella manica è diventato Diego Moreira, finalmente schierato a sinistra che è poi la sua corsia preferita, dove è stato esplosivo per la velocità e la cattiveria sui palloni da calciare in porta. Allo Strasburgo ha giocato sempre lì, ha incantato ed è per questo che Cardinale ha speso quella cifra (50 milioni) considerata dai commercialisti del web una esagerazione. Ma attenzione: non è finita qui: perché in difesa, con questo schieramento, si soffre ancora. E qui non sono gli interpreti in discussione ma il modo di difendersi. Adesso tra Benfica e Lecce, prima della maxi sosta, Amorim deve trovare la quadra definitiva.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.