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Dove può davvero arrivare il Como di Fabregas?

Il 6-0 inflitto al Torino conferma come i giovani terribili del tecnico catalano stiano diventando sempre più cinici e concreti. Con una società ricca che sbaglia poco o niente, i lariani puntano molto in alto

Dove può davvero arrivare il Como di Fabregas?

Basta un’occhiata alla classifica della Serie A per capire come questo campionato sia tra i più incerti ed imprevedibili degli ultimi anni. Finita l’era della super-Juventus, nessuno sembra in grado di dominare una lega all’insegna dell’equilibrio. L’unica certezza è che, settimana dopo settimana, la presenza del Como nei piani alti della classifica sembra sempre meno casuale. L’undici di Cesc Fabregas non solo gioca un calcio scintillante ma è in grado di giocarsela con tutti, nonostante un’età media estremamente bassa. I tanti talenti stanno crescendo e, da qualche giornata a questa parte, iniziano pure ad infilare gol a ripetizione. La domanda che molti osservatori del calcio italiano iniziano a porsi è chiara: fino a dove può davvero arrivare questa provinciale di lusso? Vediamo insieme perché il progetto del Como di Fabregas dovrebbe far paura a molte big.

L’umiltà di Fabregas: “Sto imparando”

Il segreto di Pulcinella del calcio italiano è che questo Como stia diventando sempre più simile al suo leader, quel mito chiamato Cesc Fabregas che era approdato sulle sponde del lago circondato da un certo scetticismo e che si sta confermando uno tra i tecnici più capaci del Vecchio Continente. Nonostante abbia conosciuto il calcio ai massimi livelli, la superstar catalana si trova bene a Como, tanto da aver rifiutato le sirene di tante grandi, Inter in testa, pronte a tutto pur di assicurarsi i suoi servizi. Cesc ha preferito restare al Sinigaglia e continuare a lavorare su un gruppo di giovani talenti dalle enormi prospettive che si sta trasformando, passo dopo passo, in una squadra temibilissima. L’impressionante 6-0 inflitto al Torino sabato non è che la conferma di come il progetto Fabregas sia sempre più convincente. La cosa davvero strana, però, è come il tecnico catalano rimanga incredibilmente umile: Io come allenatore sto imparando tanto da questo campionato e ancora siamo lontani dalla perfezione. La macchina perfetta non esiste nel calcio, non c’è nessuna magia, è solo un percorso”. Dopo la vittoria più squillante della storia dei lariani, Fabregas continua a guardare avanti, sicuro che il meglio deve ancora venire.

Lecce Como Fabregas

Nella mia squadra vedo fame, voglia di crescere. Se andiamo avanti così, se sapremo mantenerci su questi livelli, allora potremo davvero costruire qualcosa di importante. Se perdessimo la nostra umiltà, allora cambierebbe tutto”. Il tecnico comasco è uno che il calcio lo conosce benissimo e sa bene che, specialmente in Italia, ogni partita va presa con la massima serietà: Appena abbassi il livello, come successo all’Inter l’altro giorno, sei 0-2 e sei costretto a mettere giocatori top. Quindi bisogna saper cambiare e adattarsi agli avversari: il Torino gioca un calcio diretto, sull’attaccante. Non era la partita per pressare come animali o per avere un possesso esagerato”. I giovani stanno crescendo, con Baturina sempre più determinante in entrambe le fasi mentre Kühn si è sbloccato e potrebbe diventare un’opzione importante dalla panchina in caso di infortuni o turnover. In quanto al “rumore” e le troppe polemiche che circondano il calcio italiano, Fabregas sorride a denti stretti: Ho una mia idea, ma la tengo per me, non voglio alimentare polemiche. Mi piace che i nostri tifosi siano dentro il progetto, all’esterno ognuno si faccia l’idea che vuole. Da giocatore mi hanno fischiato in centomila al Camp Nou, quella sì che è pressione”.

Una proprietà con le idee chiare

Non è certo la prima volta che un gruppo di giovani di una “provinciale” riesce ad infilare una striscia di risultati importante e ritrovarsi in alto nella classifica. Fa parte del gioco, come il fatto che i migliori pezzi finiscano nel mirino delle grandi e salutino la compagnia a fine stagione. La situazione del Como è molto diversa, visto che la proprietà non solo ha una montagna di soldi ma sembra avere le idee molto chiare sul futuro del club lariano. I fratelli indonesiani Robert e Michael Hartono hanno un patrimonio complessivo che supera i 50 miliardi di dollari e sono cresciuti con la passione per il calcio tricolore, tuttora il più popolare in Indonesia. Invece di spendere centinaia e centinaia di milioni come le proprietà arabe o americane, i magnati del tabacco hanno scelto una strada diversa, più paziente e volta a trasformare in maniera permanente le prospettive del club. Il colpo più grosso è stato chiaramente Fabregas, superstar del calcio che, però, non si era ancora provato come allenatore: dargli fiducia e il tempo di far crescere una rosa giovane e ambiziosa si è rivelata una mossa magistrale.

Como Milan Fabregas Nico Paz

La ristrutturazione e l’ampliamento dello storico Sinigaglia è solo il primo passo verso la trasformazione di questo impianto in un polo multifunzionale che possa diventare ancora più prezioso per la città di Como ma a sorprendere è il fatto che la proprietà non ponga limiti al potenziale di crescita del club. Mirwan Suwarso, braccio operativo degli Hartono in Italia, aveva nel 2024 parlato di portare il Como sopra il miliardo di euro di valore totale: se all’epoca sembrava una sparata, oggi nessuno ride più a questa prospettiva. Il Como non compra giocatori a caso, non cerca le mitologiche plusvalenze, non vuol far soldi con il player trading: cerca i migliori talenti al mondo, li paga il giusto, li mette in un ambiente fatto apposta per farli crescere al meglio e se li tiene stretti quando arrivano le grandi. Jamie Vardy non è più il super-bomber del Leicester? Serve per fare gruppo, per offrire un modello a giovani che potrebbero montarsi la testa. Il Como non fa niente per caso, sbaglia pochissimo, non fa mai il passo più lungo della gamba e gioca pure il calcio migliore e più attraente della Serie A. Dove possono arrivare? Difficile dirlo.

Sono sempre un gruppo di giovani che passano dalle stelle alle stalle senza soluzione di continuità. La cosa che dovrebbe preoccupare molti è che sbagliano sempre meno e sono sempre più sicuri dei propri mezzi. Sottovalutateli a vostro rischio e pericolo.

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