Caro Vittorio,
ho letto la notizia di Firenze: un ragazzo di 17 anni si addormenta sulla tramvia e viene trascinato fuori da un uomo che poi lo aggredisce sessualmente sotto un cavalcavia. Confesso che la cosa mi ha molto colpito. Finora si pensava che il rischio riguardasse soprattutto le donne, ma a questo punto viene da chiedersi se anche i maschi debbano iniziare a preoccuparsi quando tornano a casa di notte. La sensazione è che gli episodi di violenza sessuale stiano aumentando e che la situazione stia sfuggendo di mano. Lei cosa ne pensa?
Luca Innocenti
Caro Luca,
temo che la tua domanda, per quanto possa sembrare provocatoria, sia purtroppo legittima. E sì: a questo punto non mi stupirei se anche i maschi iniziassero a guardarsi attorno con una certa prudenza e a proteggere le chiappe.
Il fatto di Firenze è inquietante proprio perché rompe uno schema. Un ragazzo di 17 anni si addormenta su un tram dopo una serata con amici e, invece di arrivare a casa, si ritrova trascinato fuori dal mezzo pubblico e vittima di un'aggressione. Non è una scena da romanzo noir, bensì cronaca. Ora, prima che qualcuno si affretti a gridare allo scandalo o al razzismo, conviene ricordare una cosa semplice: i fatti non sono ideologici e nemmeno i numeri. Secondo i dati ufficiali del ministero dell'Interno, una quota molto consistente delle violenze sessuali commesse nel nostro Paese, circa il 44%, è attribuita a cittadini stranieri, ma si sa che gli stranieri uomini costituiscono il 4,5% o al massimo il 5% della popolazione. La sproporzione è evidente. Insomma, gli stranieri rappresentano una minoranza numericamente ridotta eppure si rendono autori di quasi la metà degli stupri. L'incidenza genera la pelle d'oca. Non è una valutazione politica, attenzione. Trattasi di una fotografia statistica. Naturalmente questo non significa che ogni immigrato sia un criminale, uno stupratore. Sarebbe una sciocchezza sostenerlo. Ma significa che negare il problema è altrettanto sciocco. Negli ultimi anni abbiamo visto casi di ogni tipo: aggressioni ai danni di ragazze molto giovani, donne adulte, persino anziane, ovvero ottantenni e novantenni. Episodi che hanno colpito vittime di tutte le età. Ora scopriamo che può accadere anche a un ragazzo. E la domanda inevitabile diventa un'altra: perché individui con precedenti penali continuano a restare sul territorio senza particolari conseguenze, liberi di stuprare ancora e ancora? Il presunto aggressore del caso di Firenze, secondo quanto emerso, era già noto alle forze dell'ordine. Un copione che conosciamo bene. E qui emerge uno dei grandi paradossi italiani: allontanare dal Paese chi delinque è complicato, rimpatriare è difficile, reso impossibile da una certa parte della magistratura, schierata a difesa della clandestinità, e così il problema rimane sul nostro territorio. Poi, quando succede qualcosa di grave, ci si limita allo stupore. Io invece non mi stupisco affatto. Mi sembra semplicemente il risultato di anni di rimozione della problematica, di negazione della verità, di rifiuto del vero. Dire che esiste una questione di sicurezza non equivale ad essere razzisti. Equivale a prendere sul serio la realtà. E la realtà, purtroppo, è che crimini come questo stanno diventando sempre più frequenti. Perciò sì, caro Luca, forse è il caso che tutti, uomini e donne, prestino un po' più di attenzione, perché lo stupratore è in agguato e non sembra fare troppo lo schizzinoso. Gli va bene tutto.
Ma soprattutto è il caso che ci opponiamo a quella ideologia che si è insinuata pure nelle aule di giustizia la quale è sempre pronta a graziare e a coccolare il delinquente se forestiero e a impedirne l'espulsione. Avremmo bisogno di una giustizia che non perdona e che rispedisce a casa chi sbaglia.