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Calcio

I drammi nel dramma del povero De Miguel

Il bomber del Tenerife colpito da una ginocchiata del portiere

epa13350835 Atletico de Madrid and Bayern Munich players observe a minute of silence for former Spanish soccer player Jesus de Miguel who died earlier in the day, ahead of the UEFA Champions League soccer match between Atletico Madrid and Bayern Munich, in Madrid, Spain, 03 November 2026. EPA/SERGIO PEREZ

Jesus de Miguel aveva trent’anni. Era il centravanti del Tenerife durante la partita contro Andorra, per il campionato di seconda divisione spagnola. Aveva il pallone tra i piedi, a metà campo quando, come un ossesso, gli è piombato addosso e lo ha colpito al petto, con una ginocchiata, il portiere avversario Jesus Owono che, in preda alla follia agonistica, aveva abbandonato la propria porta, correndo all’assalto dell’avversario. De Miguel intontito, tramortito, si è poi accasciato, come corpo morto caduto, ha perso conoscenza, quel fotogramma è stato un fulmine nero negli occhi di Maria, la moglie che seguiva la partita dalla tribuna tenendo in braccio Carla, un anno e mezzo, il gol più bello di Jesus. Buio, ansia, angoscia, De Miguel è stato trasportato in barella fuori dal campo e ricoverato all’ospedale Nuestra Señora de Candelaria a Santa Cruz de Tenerife, la notte è stata di speranza fragile, De Miguel è morto ieri mattina alle 9 e 35.

Jesus è il nome del destino di uomini improvvisamente divisi dalla vita, la tragedia non ha logica se non quella di uno sport che accetta l’aggressività come segnale di appartenenza, lo scontro di gioco fa parte di questa identità ma sul prato di Tenerife si è consumato l’epilogo di una esistenza che nessuna sfida può e deve comportare. Il lutto e la disperazione cancellano la gioia e la rabbia, piangono quelli del football, chi cerca una spiegazione trova la nebbia delle risposte. Jesus Owono, espulso dall’arbitro, è un morto che cammina, un calciatore finito, un uomo sfinito, i suoi venticinque anni di colpo sono vuoti di tutto, il ragazzo, nato nella Guinea Equatoriale, è cosciente di essere un omicida involontario però responsabile di un atto di violenza pura e inutile, la sua corsa invasata tornerà nella sua mente, mai si fermerà, sarà il veleno notturno mentre la discarica dei social lo ricopre di insulti e minacce, assassino è l’accusa costante, la giustizia sportiva lo punirà severamente, quella penale ha aperto un’indagine, il tribunale canario ha spiegato che qualunque morte, non per cause naturali ma per incidente o altro motivo, obbliga l’avvio di un’inchiesta legale, Owono potrebbe essere condannato al carcere ma la sua vita è già una prigione dalla quale non può evadere. La Spagna vive giorni di lutti tremendi, a differenza della vita di De Miguel, il calcio si ferma a metà, niente coppa del re e della regina stasera ma il cordoglio ha sfiorato appena Uefa, Atletico di Madrid, Barcellona e Villareal scese in campo in champions league. Un minuto di silenzio e la sporca coscienza è salva.

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