Ogni tanto sarebbe bello torturare i numeri per avere il risultato che ci piace. Qualche volta ci si riesce, altre volte farli mentire è impossibile. Col calciomercato è così: i numeri raccontano una storia a cui è difficile trovare corollari consolatori. Nell’anno dell’ennesimo Mondiale senza Italia, è sugli arrivi della massima serie che serve uno sguardo critico. E quei numeri fanno pensare che la scalata verso il risanamento della Nazionale maggiore non sia nemmeno iniziata.
Per rifondare la Nazionale serviva un segnale dal sistema calcio, ma il 64% degli arrivi (acquisti e prestiti) in Serie A è stato di giocatori stranieri, solo 1,1 punti in meno dell’estate 2025. Elaborando i dati di Transfermarkt si vede bene il poco spazio per gli italiani. Lo squilibrio si capisce anche guardando i maggiori campionati europei, che hanno numeri più equilibrati: la Bundesliga, ad esempio, è al 51%.
La Francia è un caso più complesso, anche per la sua storia coloniale: il 60% degli arrivi è straniero se si considera solo chi ha passaporto francese, ma appena il 49% se si contano i giocatori con due nazionalità. E la Liga della Spagna campione del mondo? Anche qui vince il prodotto autoctono: gli stranieri restano sotto la soglia psicologica del 50%. Ci supera solo la Premier League inglese, che ha ingaggiato il 73% di stranieri.
Poi arriva il campo. E la prima giornata di Serie A fotografa il problema. Dei 220 titolari scesi in campo, il 65% era straniero; gli italiani (inclusi quelli con doppio passaporto che non giocano per nazionali estere) appena il 31%. Un dato addirittura più basso rispetto alla stagione pre-Mondiale. L’anno scorso gli italiani in campo erano stati il 34%.
Chiaramente, l’equazione troppi stranieri uguale Nazionale scarsa è molto semplicistica ed è altrettanto irrealistico pensare a un’iniezione di autarchia come quella avvenuta dopo l’eliminazione contro la Corea del Nord ai Mondiali del 1966. Allora, dopo il gol di Pak Doo-ik, la risposta fu chiudere le frontiere calcistiche; oggi sarebbe impossibile farlo in modo così draconiano per 14 anni, ma il problema dello spazio agli italiani resta. Nella stagione 2005-2006, a ridosso della vittoria al Mondiale tedesco, i minuti giocati dagli italiani erano stati il 70% del totale (miglior dato dei Big Five europei), mentre nell’ultima stagione quel dato è piombato al 30%. Ma alla fine resta un numero che racchiude tutti gli altri: tre. I Mondiali consecutivi ai quali l’Italia non è riuscita a qualificarsi.
