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Calcio

Una miseria figlia dell’oblio

Dovrebbe essere storia condivisa, materia di studio non solo a Coverciano ma nelle scuole calcio

Funerali di Sandro Mazzola ex giocatore dell’Inter alla basilica di Sant’Ambrogio Milano - Italia - Cronaca Lunedì, 21 Luglio, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse) Funeral of Sandro Mazzola former Inter player at the Basilica of Sant’Ambrogio Milan - Italy - News Monday, 21 July, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

Se il problema fossero gli idioti che hanno oltraggiato il minuto di silenzio per Sandro Mazzola basterebbe un Daspo a vita che non arriverà mai. Metà granata e metà interista, Mazzola era un vincente: quattro scudetti, un Europeo e due Coppe dei Campioni. A lui si inchinò persino Ferenc Puskás («Ho giocato contro tuo padre Valentino, sei degno di lui»), parole che valgono più della camiseta blanca del Real Madrid che il campione ungherese gli diede il 27 maggio 1964 al Prater di Vienna dopo la finale persa. Altri uomini, altro calcio, di cui non si parla abbastanza. Ma è l’altra metà del cielo di Sandro che fa venire l’orticaria ai bianconeri. Mazzola ci ha messo poco per togliersi di dosso la casacca di «figlio di papà» ma la sua seconda pelle era granata: suo padre Valentino è stato uno dei calciatori più forti di sempre, nella squadra che ha riscritto le regole del calcio prima di essere consegnata al Fato. Il patrimonio del Grande Torino vilipeso già in passato (vedi gli striscioni su Superga fatti entrare con la complicità conclamata dei dirigenti bianconeri, Mazzola gridò in lacrime la sua rabbia in una telefonata in tv), non è un’eredità «di parte», tanto che a volte pure il Torino se ne dimentica, vedi la mancata fascia nera al braccio del Toro a Bologna. Dovrebbe essere storia condivisa, materia di studio non solo a Coverciano ma nelle scuole calcio. Lo stesso vale per l’Inter dei record o quella di Herrera, la Juve di Trapattoni o il Milan di Sacchi. Così non è: il 4 maggio 1949 è una data speciale solo per gli ultimi tremendisti granata, per gli altri è una fastidiosa pietra d’inciampo di fine campionato. Qualche anno fa - era il 2019 - Figc e Lega partorirono un calendario imbecille con Juve-Toro il 4 maggio: ci volle la moral suasion del Parlamento per spostare la partita. Se il calcio italiano snobba i suoi morti migliori non bisogna stupirsi se qualche ultrà se ne approfitta.

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