La nuova linea guida arbitrale di Daniele Orsato è stata approvata all’unanimità. Tutti gli allenatori di serie A, riuniti a Lissone ieri mattina (gli assenti sono stati rappresentati dai rispettivi vice), da Spalletti ad Amorim hanno espresso un convinto voto favorevole. Alla fine dell’incontro durato pochissimo rispetto ai precedenti (60 minuti): solo Daniele De Rossi è intervenuto non certo per polemizzare ma per reclamare l’uniformità fino al termine della stagione. Sul punto Orsato è stato categorico: «Non cambieremo metro di valutazione». E c’è da chiedergli sulla parola. Ezio Simonelli, presidente della Lega di serie A, ha recitato il ruolo di padrone di casa ma non ha mancato di segnalare qualche sfondone. «Bisogna collaudare la macchina» il senso del suo intervento condito alla fine dalla sintesi del pensiero di Orsato («Ha detto che il Var deve intervenire quando l’arbitro non vede»).
Il nuovo capo della Can ha arricchito il suo intervento (al suo fianco Messina dt) con una serie di numeri che certificano il cambiamento: si gioca di più (59′31′' a partita, incremento di oltre 5′), la media falli è scesa da 26,23 a 22,60, i rigori sono stati appena 5 (contro i 12); 2 le espulsioni contro 5. Ma non basta. Perché durante l’ultima settimana, Orsato ha riconosciuto due errori: il primo in coppa Italia (Fiorentina-Pisa: fallo di Caracciolo su Pellegrino), il secondo durante Juve-Atalanta (trattenuta di Kalulu su Rowe). «Il Var non è chiuso» ha garantito Orsato. E il suo disappunto è stato evidente perché proprio dopo l’episodio della coppa Italia era partita la raccomandazione di punire quel tipo di fallo. Nell’occasione Orsato ha ribadito la differenza tra contrasto e fallo per dire la sua a proposito del discusso gol di De Bruyne in Genoa-Napoli: non si è trattato di un errore. Parere diverso invece a proposito del fallo di Couto (difensore del Como) su Kvernadze (attaccante Frosinone): era da rosso diretto secondo il designatore nonostante il dissenso, sul punto, di Fabregas, allenatore del Como.
