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Calcio

Inter, una Manita a scoppio ritardato

Per la seconda partita di fila sotto di due gol, poi Barella trova il pari, Thuram, Pio e Bonny mettono in cassaforte la vittoria

Sta diventando una brutta abitudine per l’Inter andare sotto di 2 gol in questo primo scorcio di stagione, già 3 volte in 5 partite. Buon per Chivu, che come contro il Napoli anche con l’Udinese la squadra riesca a ribaltare il risultato, restando così a punteggio pieno e in testa alla classifica insieme con la Roma. L’appuntamento è per sabato all’Olimpico, primo vero bivio del campionato. Finisce 5-3, grazie a Carlos Augusto (gol da fuori area, il più importante), Barella (di rabbia, scivolando senza cadere), Thuram (il più facile, sul contropiede di Diouf), Esposito (il più bello, quasi un videogame) e Bonny (l’ultimo, a rendere severo il cappotto per l’Udinese).

Chivu in avvio ne cambia 5 rispetto a Madrid. Non il portiere Martinez, che subisce 3 gol senza fare una parata. Ritrova Dimarco nel secondo tempo e alla fine risparmia tutta la partita a Lautaro, ma perde Stones, alla prima da titolare e anche al primo infortunio di stagione (peraltro lo storico degli ultimi 2 anni non prometteva nulla di diverso). Verso Roma, timori anche per Calhanoglu, alla fine non convocato per un affaticamento muscolare. Zielinski, Sucic, Jones: c’è chi sta peggio.

Stavolta l’Inter va sotto di 2 gol in 16 minuti, senza quasi accorgersene, troppo impegnata a guardarsi presuntuosamente allo specchio. Perché non basta il primo (Abankwak di testa, con la difesa piazzata male a zona e Akanji in sonno profondo), per scuoterla davvero serve il secondo (Ekkellenkam da tre metri, e stavolta con Akanji il pisolo se lo fanno anche Diouf e Martinez, che avanti di questo passo finirà per pagare per tutti). Ma da lì in avanti è tutta un’altra storia, com’era logico che fosse contro un’Udinese con 6 assenti, compresi Zaniolo e Solet. Più aggressivi e concentrati, più attenti e soprattutto molto più bravi, i campioni d’Italia prendono a martellare verso la porta del povero Okoye, che prende 5 gol e altrettanti ne evita. Rimonta nei fatti molto più semplice di quella riuscita contro il Napoli e non c’è bisogno di ricordare com’è finita a Madrid. Per questo, il quarto d’ora iniziale (molto più del terzo gol subito nel finale da Gueye) resta un monito, almeno fino alla prossima volta.

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