La divisa con le strisce orizzontali non dona alla Juventus. Che allo Stadium viene battuta 2-0 dal Como, adesso più che mai in corsa per un posto nella prossima Champions. La Signora, fischiata dai suoi tifosi dopo il primo ko interno, invece precipita: quarta sconfitta nelle ultime cinque partite tra tutte le competizioni (15 gol subiti) e a poco serve ricordare le polemiche per il rosso a Kalulu contro l'Inter: la Signora vista ieri è una squadra di nuovo in confusione e con poche idee, indipendentemente dalla difesa a tre o a quattro. Tutto il contrario della formazione di Fabregas, arrivata a Torino senza il suo giocatore più tecnico (Nico Paz) ma capace di dominare la partita: il gol di Vojvoda trovato a inizio gara (male McKennie, poco reattivo Di Gregorio) ha certamente facilitato il compito dei lariani, i quali poi hanno legittimato il vantaggio con una prestazione sopra le righe.
Per la Juve non ci sono scuse: Openda si è divorato il possibile 1-1 con un pallonetto moscio che ha graziato Butez, Da Cunha ha colpito una traversa dopo un'incredibile sciocchezza da parte della coppia Koopmeiners-Di Gregorio e nella ripresa nemmeno l'ingresso di Conceiçao ha cambiato lo stato delle cose. Il Como ha ringraziato e, dopo avere sfiorato il gol con Douvikas, ha messo il punto esclamativo sul match con un perfetto contropiede che ha permesso a Caqueret di battere Di Gregorio.
In mezzo alle due reti, tutta la serenità degli ospiti e l'ansia dei padroni di casa, invitati a tirare fuori gli attributi senza che però accadesse nulla di che: lo stesso Yildiz (sostituito e fisicamente non al meglio) non era riuscito a incidere e così non restava che il palo colpito su punizione da Koopmeiners prima del fischio finale. Per la cronaca, il Como ha battuto la Juve (fischiatissima e ko in casa per la prima volta dal 9 marzo scorso, 0-4 contro l'Atalanta) sia all'andata che al ritorno: 4-0 complessivo per una squadra meravigliosamente irriverente. «Il nostro avversario verso la Champions siamo noi stessi - il commento di Spalletti -.
Se rimettiamo a posto delle cose a livello tecnico e mentale si va a giocare: se il livello è questo, non puoi ambire ad alcun risultato. Dobbiamo recuperare entusiasmo e autostima. Nella testa dei giocatori ci sono troppe pressioni sui risultati e ne restano vittime».