Il progetto, ambizioso, firmato da Amorim promette interessanti sviluppi ma nel frattempo il manufatto calcistico in costruzione a Milanello ha da essere completato. Ogni riferimento a potenziare il drappello dei difensori è voluto specie dopo gli affanni traditi negli ultimi 15′ di Torino che hanno ricordato il finale della passata stagione. È questo l’esito della prima prova, convincente per 2/3: significa che il club deve ancora inserire a tempo pieno i reduci dal mondiale (Moreira e Pulisic dopo Modric e Rabiot già decisivi protagonisti) ma soprattutto deve definire meglio le gerarchie in alcuni ruoli-chiave e chiudere le trattative per l’uscita di esponenti rimasti fuori dal progetto (Nkunku a un passo dalla firma, seguiranno le partenze di Gimenez e di Tomori con Fofana verso l’Inghilterra). Che il lavoro di Amorim abbia fornito qualche prezioso frutto è documentato dal debutto di Cisse, 19 anni appena, che ha rubato l’occhio dei critici e mostrato la mano felice del vecchio management il quale riuscì a intercettarlo a Verona prima che fosse soffiato dall’Olanda per spedirlo poi a Catanzaro in B alla scuola di Aquilani. Amorim non lo conosceva, lo ha valutato durante la preparazione e ha deciso che sarebbe diventato il suo diamante grezzo. La frase di Rabiot («mai pensato di lasciare il Milan, non capisco le polemiche per quei 4 giorni in più di ferie autorizzate») documenta infine che il clima all’interno dello spogliatoio è sano, nonostante scelte radicali. La presenza di Cardinale poi al fianco del gruppo è l’altra garanzia sulla tenuta del progetto anche in vista di potenziali rovesci.

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