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Milan, tra Maldini e Cardinale volano stracci: “One man show? Si risponde da solo”

Dopo l’azzeramento della dirigenza e della guida tecnica, non si placano le polemiche attorno alla società rossonera. La risposta stizzita della bandiera milanista non è che l’ultimo atto di una lunga faida

Milan, tra Maldini e Cardinale volano stracci: “One man show? Si risponde da solo”

L’estate non è ancora arrivata ma a Milanello il fuoco delle polemiche non ne vuole sapere di spegnersi. Dopo che la proprietà americana ha fatto tabula rasa sia della guida tecnica dei rossoneri che di buona parte della dirigenza, a guadagnarsi le prime pagine dei giornali specializzati sono le scintille tra Gerry Cardinale e la bandiera Paolo Maldini. La leggenda del milanismo, il cui ritorno in società è chiesto a gran voce dalla stragrande maggioranza della tifoseria, ha risposto in maniera stizzita alle dichiarazioni del numero uno di Redbird che, durante l’incontro con alcuni giornalisti amici aveva avuto parole poco gentili nei confronti di Maldini. Vediamo cosa è successo e quali sono le ragioni di questo ultimo screzio che non potrà che avvelenare il clima a Milanello e dintorni.

Cardinale: “Paolo non vuol fare squadra”

A sparare la prima bordata nei confronti della leggenda rossonera è stato proprio il numero uno di Redbird, Gerry Cardinale, quando, nell’incontro con un numero ristretto di giornalisti ritenuti vicini alla proprietà, ha citato Paolo Maldini come un’opzione non percorribile per la ricostruzione del club meneghino. Secondo Cardinale, Furlani, pur essendo molto bravo coi numeri e capace di far tornare i conti, ha fallito perché non è riuscito a costruire una macchina nella quale le varie parti collaborano in maniera efficace. L’idea di Cardinale, magari mutuata dal concetto di front office nelle franchise americane, è un meccanismo che lavori all’unisono, nel quale l’amministratore delegato, il ds e l’allenatore lavorino tutti nella massima sintonia. Quando si sono create ruggini tra Furlani, Tare ed Allegri, Cardinale ha capito che sarebbe stato necessario ripartire da zero.

L’obiettivo di Cardinale sarebbe di costruire una struttura diversa, organizzata meglio, con ruoli ben definiti, nella quale ogni componente collabori in maniera semplice ed efficace con gli altri membri della squadra. Quando gli è stato chiesto se sarebbe stato possibile o auspicabile un ritorno delle bandiere del glorioso passato rossonero, Cardinale ha chiuso la porta in maniera fin troppo netta. Maldini, che godrebbe del rispetto di tutti e sarebbe una soluzione facile per ricucire i rapporti con una tifoseria imbestialita, non può tornare perché avrebbe “dimostrato di non volere fare squadra: è considerato un one man show incompatibile con tutti gli altri dirigenti”. Quando gli è stato proposto il ritorno del “Condor” Adriano Galliani, Cardinale ha detto che, nonostante i riscontri positivi dell’incontro dell’anno scorso, rappresenta “una visione di calcio passata”. Il nuovo Milan di Redbird dovrà essere più giovane, innovativo, rivolto al futuro.

Maldini: “Si risponde da solo”

La presenza di Paolo Maldini agli “Sky Inclusion Days”, evento dell’emittente satellitare dedicato ai temi della diversità giunto alla quarta occasione, ha attirato l’attenzione della stampa sportiva, che ha assediato l’ex superstar del Milan. La risposta dell’idolo del popolo rossonero è stata tanto laconica quanto puntuta, con il veleno nascosto a malapena dal sorriso: “si risponde da solo”, per poi cambiare rapidamente argomento. Maldini, come suo solito, non ha bisogno di alzare la voce: a suo favore ha una carriera irripetibile, il rispetto di tutto il mondo del calcio ed una serie di risultati niente affatto disprezzabili. Cardinale, in quell’agosto 2022, aveva chiesto a Maldini e Massara di guidare il Milan verso tre obiettivi: valorizzare i giovani, ridurre il monte ingaggi e riportare il club in alto in Europa. Un mese dopo la semifinale di Champions persa con l’Inter, Cardinale ha licenziato entrambi per poi vendere i pezzi migliori della squadra a peso d’oro.

Da quel giugno 2023, una serie infinita di errori, cambi continui in panchina e due delle stagioni più deficitarie della storia recente del Milan. La seconda stagione in tre anni lontana dalla Champions, dilapidando un vantaggio enorme costruito nel girone d’andata, è una caporetto finanziaria pesantissima. La visione di Maldini e Massara era diversa dal mercato fatto di occasioni, parametri zero ed idee poco chiare: quando gli è stato chiesto un confronto tra il “suo” Milan e quello attuale, Maldini è laconico quando dice che “era pure una squadra giovane”. Una difesa delle sue scelte, dei giocatori sui quali aveva scommesso ed un’accusa nemmeno troppo velata a chi ha preferito svenderli e fare cassa invece di credere in loro. Maldini preferisce glissare su un suo coinvolgimento nella ricostruzione dell’Italia mentre lascia uno spiraglio ad un suo trasferimento ad Istanbul.

Hakan Safi, candidato alla presidenza del Fenerbahçe, lo ha incontrato, pubblicando le foto sui suoi profili social. Maldini dice e non dice: “è un amico, uno dei candidati alla presidenza, vediamo cosa succede se dovesse vincere”.

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