Nella settimana della presentazione dello stadio e del derby Gerry Cardinale ha piantato due bandierine: 1) Amorim non si tocca; 2) a gennaio farà un mercato ricco (sperando che non risulti tardi!; ndc). Con questi due messaggi in tasca Ruben Amorim si è preparato al primo derby di Milano che prevede il solito spettacolo unico (presenti le legend Kakà, Desailly, Hateley), tutto esaurito a San Siro, tolti persino i teloni del terzo anello. «Apprezzo il sostegno della proprietà» è stato l’incipit del portoghese consapevole del rischio che corre. Se dovesse andar male si staccherebbe ancora di più dal treno Inter dopo la batosta con il Bologna. Ma resta intatta la fede nei confronti del progetto calcistico che ha bisogno di tempo. «Non invidio Chivu, sono nel posto giusto, scelto con convinzione, ho cambiato
sistema di gioco, non cambio idea sul resto» è la dichiarazione sottoscritta all’alba dello snodo che può diventare fondamentale per la stagione nella quale parlare di scudetto sarebbe fuorviante. «Non voglio illudere i tifosi, ci vuole tempo e poi oltre che tempo io voglio costruire qualcosa che duri, non vincere per fortuna magari uno scudetto e poi niente più» la spiegazione. Amorim è anche consapevole della forza dell’Inter: «Gioca a occhi chiusi, lo fa anche senza allenarsi perché sa a memoria cosa fare. E se per caso subisce qualche gol ha la maturità e la fisicità per rimontare».
Invece il suo Milan patisce ancora infortuni (Tomori l’ultimo della lista: fuori un mese), calcoli sbagliati (nella costruzione della rosa) e problemi difensivi (9 gol subiti nelle ultime 4 partite, compresa l’Europa league), che non possono passare inosservati. «Dobbiamo migliorare in tanti aspetti» è la risposta di Amorim
che nell’occasione può recuperare i tre grandi assenti col Bologna, Gila, Moreira e Rabiot.
Anche sul numero degli infortunati, il portoghese è pronto a mostrare il petto e a difendere staff medico e preparatori. «Io conosco anche lo storico dei calciatori e decido il turn-over» la motivazione unita a quella del gran numero degli assenti. «Se tornassi indietro oggi potrei dire che era meglio averne 27 in rosa, ho voluto rischiare ma era una scelta razionale» la confessione. Una sola difesa autentica alla fine: la riscuote Gonçalo Ramos. «Io non parlo mai di arbitri ma vi invito a rivedere ciò che è successo a Udine» la sua segnalazione.
