Il mondiale più grande di sempre sarà anche quello che coinvolge più campionati: nel torneo nordamericano ci saranno rappresentanti di ben 86 campionati da tutto il mondo. Se questa partecipazione farà sicuramente piacere ad Infantino e alla Fifa, se guardiamo ai nomi e al “peso” dei giocatori, i cinque campionati europei continuano a farla da padrona. La Serie A, vista la mancata partecipazione dell’Italia, è precipitata nella classifica al quinto posto con soli 69 convocati rispetto ai 169 della Premier League inglese. Lo studio, però, offre alcuni spunti interessanti, dal peso della Ligue 1 francese, che ha ripreso la Liga al buon numero di giovani talenti che arrivano dalla Bundesliga, sempre molto attenta allo scouting. Vediamo quindi cosa si muove nel calcio mondiale e le varie sorprese che riserva questo rapporto.
Premier dominante, ben 163 convocati
Considerato il peso finanziario strabordante del campionato inglese, nessuno può dirsi sorpreso di vedere la Premier League in testa all’elenco dei convocati al mondiale 2026. Fa però impressione notare la distanza abissale nei confronti delle rivali e, soprattutto, il fatto che i 163 convocati che giocano nel massimo campionato inglese provengano da tutto il mondo. A parte i componenti della nazionale guidata da Tuchel, si trova un po’ di tutto: giovani talenti, stelle consolidate in ogni posizione del campo che costituiscono l’ossatura di alcune delle nazionali favorite per la vittoria finale. Un terzo dei convocati della Spagna gioca oltremanica, mentre il numero diminuisce quando si parla di Germania, Argentina, Brasile e Francia. Passando alle possibili sorprese, ben rappresentate sono Olanda e Belgio, con più di metà dei convocati oranje che giocano in Premier League. Impressionante, poi, come molte delle stelle più conosciute di Norvegia, Giappone ma anche Costa d’Avorio siano ben conosciute ai tifosi del calcio inglese. Un dominio che, fino a qualche decennio fa, era ad appannaggio delle squadre della Serie A e che non sembra prossimo a finire.

Tanti giovani dalla Bundesliga
Anche se non piace ai cantori del calcio spettacolo o a chi insegue sempre i colpi ad effetto, il lavoro oscuro praticato dalle grandi della Bundesliga sta iniziando a pagare dividendi importanti. A parte il blocco della Nationalmannschaft, scorrere l’elenco dei cento convocati che giocano in squadre tedesche è molto interessante. All’interno si trovano buona parte dei talenti più giovani, atletici e potenti dal punto di vista fisico di tutto il Vecchio Continente. Mentre la Liga cercava di strappare grandi nomi alla Premier, spendendo cifre talvolta assurde, le grandi di Germania hanno fatto scelte molto più oculate, pescando in mercati considerati secondari, dall’Austria alla Svizzera, dalla Croazia alla Corea del Sud al Giappone fino alla Repubblica Ceca. Interessante come il numero di giocatori turchi sia diminuito molto rispetto a qualche anno fa, sia per effetto dei naturalizzati che sono nella rosa di Nagelsmann ai giocatori di origine turca che hanno preferito giocare nelle grandi della Super Lig. Tanti talenti giovani a prezzi ragionevoli fatti arrivare senza mettere a rischio i bilanci: un ottimo lavoro che potrebbe insegnare molto ai ds della Serie A.
La Ligue 1 pesa quasi quanto la Liga
Considerato il blasone ed il peso economico delle superpotenze della Liga spagnola, vederla con solo 80 convocati, 20 in meno rispetto alla più modesta Bundesliga, è forse una delle sorprese di questo studio. A parte la rosa a disposizione di De la Fuente, le grandi di Spagna hanno preferito concentrarsi sui grandi nomi, investendo parecchio per convincerli a trasferirsi. Brasile, Francia, Inghilterra e Argentina vedono parecchie delle stelle più luminose giocare tra Madrid e Barcellona, da Mbappé a Bellingham, da Julián Alvarez a Vinicius e Raphinha. A parte la folta pattuglia dell’Albiceleste, con ben sette dei giocatori di Scaloni che giocano in Spagna, il resto dei convocati sono distribuiti in molti paesi, senza particolari preferenze in quanto a stile o caratteristiche. Impressiona il fatto che la scalcinata Ligue 1 possa vantare 79 convocati, solo uno in meno rispetto alla Spagna. La distribuzione dei giocatori è facilmente spiegata sia dai legami storici con l’Africa, dalla quale provengono gran parte dei talenti delle squadre francesi, che dalla rete di accademie nate e cresciute negli ultimi decenni e che, oggi, sono un’attrattiva irresistibile per molti giovani talenti. Molto singolare il fatto che solo otto dei convocati a disposizione di Didier Deschamps giochino in Francia, quasi tutti nel Psg bi-campione d’Europa. Per il resto, parecchi algerini, marocchini ma anche tunisini, senegalesi o rappresentanti del Ghana e della Costa d’Avorio, più quattro argentini e quattro pezzi da novanta della selezione del Portogallo.
Serie A in declino? Insomma
Se nel Bel Paese è di moda parlare dello stato non ideale del calcio tricolore, i dati dello studio sono inquinati non poco dalla mancanza dei 23-26 convocati dell’Italia, che per la terza volta consecutiva dovrà guardare il mondiale dal divano di casa. Aggiungendo gli Azzurri ai 69 rappresentanti nelle altre nazionali, la Serie A si sarebbe comunque collocata alle spalle della Bundesliga, potendo contare, però, su nomi di peso maggiore. Basta scorrere la lista dei convocati per vedere come la pattuglia più nutrita sia quella che vestirà la maglia della Croazia, seguita da Francia e Belgio ma anche Norvegia, Paesi Bassi e Svizzera. Più che il numero è importante notare il “peso” di molti dei talenti italiani: dalla coppia Nico Paz-Lautaro Martinez per l’Argentina, ai due brasiliani, ai tre talenti scozzesi guidati da Scott McTominay fino al duo McKennie-Pulisic, fondamentale per le fortune di Team Usa. Molto ci si aspetta, poi, da Conceiçao e Rafael Leao per il Portogallo e dai tre talenti a disposizione di Montella: Calhanoglu, Celik e Kenan Yildiz potrebbero fare la differenza per la Turchia. Non servirà per lenire le sofferenze dei tifosi della Nazionale ma se non altro potrebbe dare qualche soddisfazione ai tifosi delle grandi della Serie A.
Mls, Turchia e Pro League crescono
Se il calcio sembra sempre più internazionale, a fare la differenza sono sempre i capitali a disposizione dei campionati che puntano ad entrare nel club esclusivo del calcio che conta. Considerati gli enormi capitali investiti, pochi si sorprendono del fatto che dietro alla Serie A ci sia la Pro League saudita, unico campionato non europeo a sfiorare i 50 convocati. A parte i nazionali sauditi, di gran peso la pattuglia portoghese guidata da Cristiano Ronaldo più qualche altro nome importante, da Mahrez a Toney, dal portiere Bounou a Mané, Koulibaly, Kessie e Núñez. La Mls americana è ad un solo convocato di distanza ma, a parte Lionel Messi e De Paul, i nomi conosciuti ai tifosi europei si contano sulle dita di una mano: James Rodriguez, Son Heung-min e poco altro. Molto più interessante l’elenco dei 41 convocati dalla Super Lig turca: a parte la rosa a disposizione di Montella, si va dal tedesco Leroy Sané all’ex Chelsea N’Golo Kantè, alle meteore della Serie A Noa Lang e Shomurodov. Curioso che la seconda divisione inglese abbia ben 36 convocati, nessuno particolarmente conosciuto, quattro in più della Serie A brasiliana e sei in più della Eredivisie olandese, da sempre considerata una grande fucina di talenti giovani. Se solo due dei giocatori che vestiranno la maglia dei Paesi Bassi gioca nel campionato di casa, la situazione si ribalta quando si parla dei campionati di Qatar, Messico ed Iran.
Il mondo del calcio sta cambiando ma non abbastanza da ristabilire gli equilibri tradizionali: impressionante il fatto che solo sedici convocati al mondiale 2026 giochino nel campionato argentino, con solo Montiel e l’ex Roma Paredes a giocare nel campionato di casa.