Sarebbe stato tutto più semplice: Silvio Baldini, punto a basta. E invece si è preferito stupire, contattando nomi illustri, in contraddizione uno con l’altro, per filosofia, Ancelotti e Guardiola, per ritornare alla partenza con Andrea Pirlo, oggi colpevole di misfatti, non degno di ricoprire il ruolo perché connivente con i russi, questo sostengono i politicanti, gli stessi che hanno sottoscritto patti con Putin, gli stessi che non hanno fiatato sul mondiale con Paesi in guerra aperta, gli stessi ipocriti che dimenticano, per comodità e ignoranza, come alcuni di casa Italia, passato e presente, siano stati e siano reduci da squalifiche per scommesse e altri reati. È un mondo di falsissimi moralisti, lo stesso che accusa Sinner di risiedere a Montecarlo o ad Antonelli di avere sede legale a San Marino, sepolcri imbiancati dinanzi ai quali capisci come sia impossibile qualunque riforma, cambiamento o rivoluzione.
In questo caos per nulla calmo, resta vacante la panchina più importante del calcio italiano, la gestione è grottesca, Giovanni Malagò sta infine comprendendo quale sia la differenza dalla presidenza del Coni e quella della Federcalcio, le sue scelte di vertice si sono rivelate affascinanti ma impreparate ad un salto istituzionale, se l’opzione Pirlo dovesse essere cancellata, la farsa sarebbe totale (il campione del mondo non è stupito da questa pioggia acida, da trent’anni è abituato a insinuazioni e illazioni, può risolvere in minuti due qualunque problema, attende notizie), Maldini e Leonardo non accetterebbero la soluzione Mancini o di Conte che prescinderebbe da loro e dal loro ruolo, la nazionale non è un albergo a ore, non ha porte girevoli, chiunque verrà designato sarà e saprà di essere una palla in corner. Una commedia non degna di una federazione che vuole e deve ricominciare da zero, rilanciare la forma e la sostanza del nostro calcio alla prese con una critica povertà tecnica e che pensa di poter risolvere tali guai con un allenatore, di qualunque censo egli sia.
Negli ultimi sedici anni, dall’estate in cui si concluse il secondo mandato di Marcello Lippi, 24 giugno del 2010, l’Italia ha avuto 8 selezionatori, Prandelli - Conte - Ventura - Di Biagio - Mancini - Spalletti - Gattuso - Baldini e 5 presidenti federali, Abete - Tavecchio - Fabbricini - Gravina - Malagò, oggi sembra che la questione Nazionale Italiana sia ritornata ad un passato opaco, contraddittorio, lo hanno capito Ancelotti prima e Guardiola dopo ma non lo hanno compreso coloro chiamati a cambiare. Va sempre di moda Flaiano la situazione è grave ma non è seria.
