Gianluca Rocchi, capo degli arbitri, ha rotto l'assedio di primo mattino. Dopo aver ascoltato le accuse frontali di Chiellini (ha chiesto le sue dimissioni, ndc) e letto i titoli dei giornali, ha consultato il presidente Gravina e poi dettato all'agenzia Ansa la dichiarazione. Impossibile difendere La Penna ma abile il tentativo di puntare altrove, su Bastoni oltre che sul buco del protocollo Var (Lissone non può intervenire su un giallo) i riflettori. «Siamo molto dispiaciuti per la decisione dell'arbitro che è chiaramente errata e per il fatto di non poter usare il Var per sanarla» la prima parte. Seguita dalla seconda. Eccola: «La Penna è mortificato e gli siamo vicini ma devo dirvi la verità che non è l'unico ad aver sbagliato: perché ieri c'è stata una simulazione chiara. L'ultima di una lunga serie in un campionato in cui cercano in tutti i modi di fregarci!». Neanche una parola sul peccato originale del fattaccio di San Siro: e cioè la designazione, sbagliata e un po' a sorpresa, di un arbitro non tra i più accreditati, dovuto a uno spreco grave (Doveri in B mercoledì scorso poi riciclato per Inter-Juve solo come quarto uomo).
Non è stato l'unico, Rocchi, a vivere una domenica infernale. Anche il presidente Gravina è stato investito da una sequenza di telefonate e messaggi facendo sapere il suo giudizio critico nei confronti dei simulatori e segnalando il ritardo col quale verrà sanato il buco nel protocollo Var a proposito della seconda ammonizione. Non è mancata nemmeno la protesta ufficiale della proprietà Juventus: il patron Elkann ha chiamato Gravina per rilanciare le gravi accuse «al sistema calcio italiano» lanciate sabato notte dal tandem Chiellini-Comolli sottolineando al presidente Figc «i numerosi e ripetuti errori che hanno danneggiato il cammino della Juve». Sul punto ha forse trovato una convergenza con Gravina da sempre favorevole a staccare la Can dall'Aia (professionismo) per rendere anche più agevoli i rimborsi e sottrarli al potere gerarchico dell'attuale presidente Aia Zappi squalificato con inibizione di 13 mesi. Non sono rimasti al riparo nemmeno Chivu, il tecnico dell'Inter accusato di «ipocrisia come tutti gli allenatori» per non aver riconosciuto l'errore dell'arbitro e Bastoni, autore della capriola e del gesto di esultanza per l'espulsione di Kalulu. Per il difensore interista, l'ex premier Enrico Letta ha addirittura invocato la mancata convocazione in Nazionale. In suo soccorso il presidente del Senato La Russa, noto tifoso neroazzurro che lo ha assolto («non c'è stata nessuna simulazione, si è comportato meglio di quelli che colpiti alla pancia si mettono le mani in faccia»).
Alla fine l'attacco pesantissimo, puntato sul personale, e cioè sulla figura di Beppe Marotta presidente dell'Inter, è arrivato dal post Instagram di Roberto Saviano che ha pubblicato la foto del dirigente con la frase: «Finchè quest'uomo avrà un ruolo nel calcio italiano, tutti avranno la sensazione che i campionati siano falsati».