Al terzo posto del podio dei peggiori, questa settimana, troviamo i nuovi flotilleros in partenza alla volta del Mar dei Caraibi. Destinazione: Cuba. Sarà per placare le nostalgie rosse della revolución castristra o per provare l'ebrezza di sentirsi dei moderni Che Guevara (pugni chiusi e "Hasta la victoria siempre") o per darsi un tono nella trita e ritrita crociata contro Trump, che ora, dopo aver liberato il Venezuela da Maduro, ha messo nel mirino pure l'avamposto comunista guidato da Díaz-Canel, o, forse, più semplicemente per farsi un viaggetto, sta di fatto che il convoglio "Nuestra América" è pronto per partire. Appuntamento per il 17 marzo. A bordo anche Ilaria Salis e Mimmo Lucano. "Una nuova flottiglia civile - ha scritto sui social l’europarlamentare - sfiderà l’embargo illegale imposto dagli Stati Uniti a Cuba, un assedio infame che sta letteralmente strangolando la popolazione dell'isola". Forse, è davvero troppo pretendere da questi finti rivoluzionari un po' di onestà intellettuale: ok, non vi piace Trump ma almeno ammettere che la popolazione cubana non è strangolata dagli Stati Uniti ma da una dittatura socialista che da sessant'anni a questa parte ha privato i cubani non solo della ricchezza ma anche di tutte le libertà?
Sul secondo gradino c'è il centro sociale Casa Bettola. Al Carnevale popolare di Reggio Emilia è stata esposta una finta ghigliottina di cartone con cui venivano decapitate le teste dei leader politici. I condannati a morte venivano scelti mediante una sorta di "ruota della fortuna" con la scritta: "Collezionali tutti". Al patibolo, manco a dirlo, è finita anche la premier Giorgia Meloni. Più che una "goliardata", come lo hanno definito loro, un vero e proprio tsunami d'odio. Una scena raccapricciante che nulla ha a che fare con la satira. Piuttosto rievoca un terrore, quello giacobino, che se fomentato può infiammare nuove violenze. Promuovere la violenza, anche in modo simbolico, non è solo sbagliato ma è anche pericoloso. Già le piazze antagoniste dei centri sociali sono violente di per sé non c'è bisogno che vengano accese ulteriormente.
Al primo posto troviamo la sinistra orfana dell'ayatollah Khamenei. Anziché gioire per la fine di una teocrazia illiberale, un regime opprimente, in particolar modo per le donne, eccola strillare contro Trump, Netanyahu e contro il governo Meloni. Apriamo le danze con Francesca Albanese: "Vi avevamo avvisati, la distruzione totale di Gaza non è stata un’eccezione, ma un progetto per annientare chiunque si opponga all'imperialismo plutocratico incarnato da Stati Uniti/Israele e dai loro alleati globali". E poi Ilaria Salis: "Gli attacchi criminali condotti dall’asse fascio-genocidario Stati Uniti e Israele non hanno nulla a che vedere con il sostegno al popolo iraniano oppresso dal regime". E poi i soliti Bonelli&Fratoianni che accusano Stati Uniti e Israele di fare "carta straccia del diritto internazionale". Esattamente come lo denuncia il leader Cgil Maurizio Landini. E che dire di Elly Schlein che usa l'attacco al regime di Teheran per attaccare a sua volta la Meloni? Per non parlare di Giuseppe Conte, giustamente rimesso al suo posto da Tajani. Il campo largo dei pasdaran di casa nostra si è pure trovato un nuovo papa straniero: Pedro Sanchez.
A preoccupare maggiormente, però, non sono i loro slogan ma le piazze pro Pal ora riconvertitesi pro ayatollah: pacifinti in corteo che si schierano dalla parte di chi reprime il popolo iraniano da decenni. Un’ideologia tanto folle quanto granitica che, purtroppo, non si sgretola nemmeno davanti a chi grida loro in faccia i crimini dei pasdaran.