Gentile Direttore Feltri,
in questi giorni ho notato una cosa che mi lascia piuttosto perplesso. In varie città italiane, Bologna, Roma, ora anche Milano, si stanno moltiplicando gli allarmi bomba in tribunali, stazioni o edifici pubblici.
Poi però, puntualmente, si scopre che non c'era alcun ordigno.
Mi domando: a che cosa serve tutto questo? Qual è il senso di lanciare un allarme se poi non succede nulla?
Mattia Prati
Caro Mattia,
la tua domanda è tutt'altro che ingenua. Anzi, coglie perfettamente il punto. Ti stupisci del fatto che questi allarmi si concludano spesso con un nulla di fatto. Ma il presupposto da cui parti è già sbagliato: immaginare che l'obiettivo di chi compie queste azioni sia necessariamente quello di far esplodere una bomba o provocare vittime.
Il terrorismo, infatti, non si misura soltanto con il numero dei morti. Il terrorismo, come suggerisce la parola stessa, ha come primo obiettivo quello di generare terrore. E il terrore non nasce solo dalle esplosioni, ma anche dall'attesa dell'esplosione.
Un allarme bomba è già di per sé un'arma. Nel momento in cui scatta, l'edificio viene evacuato, le persone vengono fatte uscire in fretta, arrivano le forze dell'ordine, gli artificieri, i controlli, le sirene. La città si ferma, il tribunale si blocca, la vita normale
viene sospesa. Per qualche ora tutti pensano la stessa cosa: e se questa volta fosse vero?
Ecco il punto. Chi diffonde questi allarmi non deve necessariamente far saltare in aria un palazzo per ottenere il risultato che cerca. Gli basta insinuare il dubbio, la paura, la tensione. Gli basta costringere lo Stato a mobilitare uomini e mezzi, e i cittadini a vivere con l'idea che qualcosa di grave possa accadere da un momento all'altro.
È una forma di destabilizzazione psicologica prima ancora che materiale. Si crea un clima di allerta permanente: tribunali evacuati, stazioni controllate, città paralizzate. Anche quando non esplode nulla, la normalità viene comunque incrinata.
Non dimentichiamo che ogni allarme mobilita interi apparati: polizia, carabinieri, antiterrorismo, artificieri. Ore di lavoro, risorse impiegate, energie sottratte ad altri compiti. Anche questo è un effetto cercato.
Insomma, il terrorismo non si limita a colpire i corpi. Mira soprattutto a colpire le menti. Vuole farci vivere in uno stato di inquietudine costante, farci dubitare della sicurezza degli spazi pubblici, insinuare la sensazione che il pericolo possa nascondersi ovunque.
E quando la paura si diffonde, il suo obiettivo è già stato in parte raggiunto.
Per questo questi episodi non vanno liquidati con
un'alzata di spalle solo perché, per fortuna, non è esplosa alcuna bomba. Anche un allarme falso può avere un effetto reale: quello di ricordarci quanto sia fragile la serenità delle nostre città.E quanto sia facile incrinarla.