Quattro quarti di nobiltà per un sedicesimo di finale. Di fronte, nella notte tra giovedì e venerdì (ore 01), Portogallo e Croazia: Ronaldo da una parte e Modric dall’altra. Già compagni al Real Madrid – dove ovviamente hanno vinto tutto comprese quattro Champions League -, avversari per la prima volta in un Mondiale. Prima e ultima, viene da pensare: perché se CR7 potrebbe anche incredibilmente pensare di rinviare la pensione fino alla prossima manifestazione iridata che si disputerà anche in Portogallo, altrettanto non si può immaginare per Modric. Il quale potrebbe anche aggiungere un’altra stagione (magari non al Milan) alla propria straordinaria carriera, ma certo non si immagina ancora in campo nel 2030: stanotte, insomma, andrà in scena un ‘unicum’ a livello di sfide tra nazionali.
La legge dello scontro diretto prevede che uno dei due saluterà: Ronaldo ha già compiuto 41 anni ed è tuttora divisivo come lo è stato spesso in carriera, un po’ (tanto) egoista ma goleador implacabile e uomo immagine di una nazione dove non manca chi ne mette in dubbio la titolarità senza che però tra questi ci sia il commissario tecnico Martinez. Modric spegnerà invece la candelina numero 41 a settembre e non ha mai diviso un bel niente: il suo modo di giocare è quanto di più altruista ci possa essere, un po’ trequartista e tanto centrocampista totale, unico e inarrivabile.
Il portoghese gioca il suo sesto Mondiale (e ha segnato in tutte le edizioni: record assoluto e probabilmente imbattibile), il croato il quinto ma solo perché la sua nazionale ha fallito una qualificazione: si erano conosciuti in Inghilterra, quando uno giocava nel Manchester United e l’altro nel Tottenham,
diventando poi appunto compagni nel Real Madrid ai tempi di Mourinho in panchina. Hanno giocato insieme per sei stagioni, vincendo complessivamente 13 trofei: da domani ne rimarrà solo uno, ancora a caccia della gloria iridata.