Proviamo a mettere in fila tutte le stroncature guadagnate dall’Italia di Mancini dopo il deludente debutto per cogliere il valore reale dell’attuale calcio italiano e decifrare meglio le responsabilità del ct. Primo rilievo: la Nazionale ha avuto paura. Si è trattato piuttosto di panico non perché al cospetto ci fosse un rivale dal talento enorme (tipo la Spagna) ma per la responsabilità accusata dal gruppo azzurro. E la paura di sbagliare è aumentata per via della presenza di taluni esponenti, Coppola in difesa, Romano a centrocampo, ancora poco esperti a livello internazionale. Se il centrocampista del Cagliari, 20 anni, ha alle spalle 5 partite di A e un campionato disastroso con lo Spezia in B, il giudizio sul duello perso nettamente contro un magnifico De Bruyne va ridimensionato. Altro rilievo: non si è visto gioco verticale come fa la Roma di Gasperini ma un copione calcistico un po’ datato. Dopo 90 minuti e pochi giorni di preparazione non si può pretendere il meglio. E comunque se volevate il calcio verticale di Gasp dovevate nominare lui ct! Terza e ultima osservazione: non possiamo dimenticare da dove arriva la Nazionale. E cioè da tre eliminazioni al mondiale e dalla sfida di Zenica persa con la Bosnia. Se qualcuno avesse pensato che sarebbe bastato cambiare ct, passando dal vituperato Gattuso (che adesso si sta guadagnando la pagnotta del credito nella Lazio) a Mancini, vincitore dell’europeo
2021, per cambiare registro, qui sta il peccato mortale. Qualche errore lo ha commesso: posizione di Kean, preferire Coppola a Scalvini, dare le chiavi del centrocampo a un esordiente. Ma il ct, nella preparazione, avrebbe dovuto ricordare il punto di partenza e non scommettere sull’arrivo («qualcosa vinceremo nei prossimi 4 anni») perché è abitudine nostra impiccare le persone a una parola o a una promessa. La conclusione è semplice: il calcio italiano non è ancora uscito dal suo tunnel. E immaginare che la luce fioca di un fiammifero (tipo Romano) si trasformi in un potente riflettore significa confondere la realtà.
