Voilà, la France. Derby antico, da Caterina de’ Medici al romano Guglielmo Alberto Wladimiro Alessandro Apollinaire, a Émile Zola figlio di Francesco Zolla, a Paul Valery di madre genovese Fanny Grassi, a Caterina Valente figlia del grande fisarmonicista Giuseppe, a Ivo Livi ridetto Yves Montand (Ive, monte! Strillava sua madre mentre il ragazzo giocava nelle strade di Marsiglia e da quegli ordini il rital di Monsummano Terme fu Montand), a Lino Ventura con l’accento sull’ultima vocale, a Pierre Cardin pronunciato Cardèn, a Platini, di nonno novarese, abbiamo esportato nobili, poeti, artisti, attori, sarti, calciatori e allora Francia-Italia va oltre la partita, perché a Parigi nel mondiale del 38 l’Italia del giornalista Vittorio Pozzo conquistò la coppa Rimet battendo l’Ungheria, perché Parigi val bene una partita, anche di Nations League e, infine, perché di fronte a noi ci sta Zinedine Zidane, non si può scrivere Le Roi perché è una dop di Michel Platini, allora l’Empereur, genio del football scampato alle pistolettate lungo la Castellane, quando Marsiglia era il set cinematografico dei noir, campione assoluto in campo e poi da allenatore del Real Madrid, en maintenant della Francia.
Prevedevo i fotogrammi del coup de boule a Materazzi, «è un film infinito» Zizou apre un piccolo sorriso. Stasera non sarà affatto una amichevole, le nostalgie si esauriscono al fischio di inizio, c’è buon calcio da vedere, i francesi non hanno Mbappé, il corridoio mormora che «l’Egoiste» è insopportabile, realizza gol a prescindere ma senza di lui la Francia fa girare il pallone e non è costretta a consegnarlo a Sua Maestà che, a Parigi, epoca Psg, fece fuori Neymar e Messi e a Madrid sta facendo fare uguale fine a Vinicius. Altri calciatori segnano la storia della nazionale, Olise, Dembélé, Doué, Barcola e quel comasco, nel senso di prodotto del calcio di Fabregas, dico Lucas Da Cunha che ha stupito Michel Platini.
Non sentirete mai Zinedine Zidane dire le foot c’est moi, lo hanno capito ieri in conferenza stampa, non mette mai in vetrina le proprie idee, come certi ambulanti di moda, ha detto di avere appreso molto dal nostro calcio e da Marcello Lippi e le sue lezioni tattiche e qualcosa se l’è portate appresso e che l’Italia fuori dei mondiali è una cosa bizzarra, un dramma ma non può sapere quello che accade nel nostro sistema ma sa anche che l’Italia è capace di prestazioni importanti e questa partita sarà difficile. L’ultima, fu, malamente, la chiusura della sua carriera. Questa l’inizio di un’altra, lunga storia. Voilà, Zidane.
