Castellazzi, ecco l’alter ego di Cassano

Castellazzi, ecco l’alter ego di Cassano

(...) del popolo doriano e a cui non veniva perdonato mai niente.
Una specie di Calimero che invece di essere piccolo e nero era grande e blucerchiato. Ma l’effetto era assolutamente lo stesso: al povero Castellazzi non veniva perdonato nulla. Salvava la partita con tre interventi prodigiosi? Niente da fare, i tifosi parlavano del rinvio storto finito in fallo laterale. Riusciva a trascinare la Samp in finale di Coppa Italia parando anche le mosche nella partita di andata della semifinale contro l’Inter? Inutile, gli osservatori discutevano del fatto che, comunque, a differenza delle mosche, le zanzare volano ancora sopra il Ferraris. Parava un rigore? Ecco, questo è praticamente un caso di scuola, un discorso ipotetico dell’irrealtà. Luca, notoriamente, non ne para mezzo.
Ma, rigore a parte, Castellazzi per tutta la scorsa stagione è stato il migliore del Doria, quasi un alter ego di Cassano, con la differenza che uno faceva le magie davanti e l’altro dietro. Eppure, per la stragrande maggioranza dei tifosi, Luca era sempre quello dei gol da lontano presi con l’Aalborg all’andata che hanno interrotto un’avventura europea del Doria all’inizio del cammino, agli albori di un sogno. O, meglio, agli aalbori...
E non è che gli osservatori, i giornalisti, gli opinionisti, gli addetti ai lavori e soprattutto gli addetti ai livori si comportassero diversamente: Castellazzi era sempre quello da «mezzo punto in meno», da «sei di disistima» anzichè di stima. E anche qui erano altre botte: un po’ come quando Boskov diceva: «Chi ha sbagliato? Pagliuca». Ma Boskov era divino, ironico. Questi qua facevano sul serio: «Chi ha sbagliato? Castellazzi». Poi, intendiamoci, a volte le insufficienze erano meritate e gli errori reali. A volte, però. Rare.
A tratti, ad esempio, c’è stata una campagna che descriveva il giovane Fiorillo - ottimo portiere da squadre Primavera - come il nuovo fenomeno del calcio italiano, qualcuno in grado di far dimenticare ogni altro portiere che si fosse affacciato su un campo di calcio, uno in grado di ridicolizzare in un colpo solo Jascin, Zamora, Zoff, Zenga e tutti gli altri portieri della storia. Ricordo, in particolare, un’intervista dove si spiegava che in Italia come Fiorillo c’è solo Buffon. Fortunatamente per la Juventus non era vero.
In tutto questo, Castellazzi se ne è sempre stato buono e zitto. Ha lavorato, sudato, recuperato. Anche quando aveva perso il posto. E devo dire che lo scorso anno, al momento di dare le pagelle di fine campionato, quando gli ho affibbiato nove e mezzo o giù di lì, mezzo punto più che a Cassano, non volevo provocare. Volevo semplicemente rendere merito a un ottimo portiere e a una persona seria, perbene, educata. Non lo conosco, ma mi ha sempre dato quell’impressione. Di essere un ottimo uomo prima ancora di un ottimo atleta.
E così, domenica scorsa, dopo che anche con l’Udinese Luca è stato uno dei migliori in campo, se non il migliore, ho ascoltato con particolare piacere - come se si parlasse di un amico, anche se non lo conosco - Antonio Cassano dire nel suo slang iberic-barese: «Castellazzi secondo me è sottovalutato: è il terzo portiere in Italia, dopo Julio Cesar e Buffon. Si merita più attenzione, questa sera abbiamo vinto grazie soprattutto a lui. Poi, si sa, ma lasciamo perdere...». Voleva parlare delle convocazioni di Lippi, Antonio: «Sponsorizzarlo per l’Italia? Io so giocare, non sono buono a sponsorizzare...».
Gigi Del Neri, ha sintetizzato lo stesso concetto: «Castellazzi è un portiere importante, che forse meriterebbe anche un po’ di attenzione in chiave azzurra». Certo, Cassano ci ha messo un po’ più di tric-a-trac dialettici, rispetto al tecnico doriano che è più laconico e silenzioso. Ma è bello che, cambiando l’ordine delle parole e degli stili, il concetto sia lo stesso.
Poi, il coro: «Luca, Luca». Ed è la fine più bella della favola di un calimero diventato cigno.

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