Che non ci si debba fidare troppo dei giornali, essendo giornalisti, lo sapevamo. Ma ora abbiamo scoperto che non ci si può più fidare neppure degli Alti rappresentanti delle Nazioni Unite, un'organizzazione che dovrebbe risolvere problemi internazionali. E non crearli.
Ieri, ad esempio. Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati che ultimamente ha allargato le proprie competenze a tutto il Medio Oriente, e se capita qualcosa in Venezuela anche all'America Latina, ha postato una drammatica foto con una distesa di corpi avvolti in sudari bianchi: quelli delle 165 bambine uccise in un attacco missilistico in Iran. Foto terribile, devastante. E falsa. È stata generata dall'Intelligenza artificiale. Alla faccia della rapporteur.
La Albanese, accecata dal suo odio per Israele e gli Usa, ha spacciato informazioni false il bombardamento purtroppo è vero, ma nessuno sa ancora chi sia il responsabile, né quante siano le vittime, tanto meno le ha fotografate e così ha violato gravemente il Codice di condotta dell'Onu, intaccandone l'autorevolezza.
La situazione in Iran è già abbastanza drammatica che non serve aggiungere faziosità al dolore. E non vogliamo nemmeno dare lezioni di morale e di deontologia.
Ma La preghiamo, dottoressa Albanese (e non la chiameremo «avvocato»): faccia la rappresentante dell'Onu sul campo e non l'influencer sui social. Anche se sospettiamo che, ormai, preferisca il secondo mestiere al primo.