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Cinema

Borges, una esistenza infinita (sullo schermo)

Llinás ha girato un documentario di oltre cinque ore sullo scrittore argentino

Biografía de Jorge Luis Borges

da Venezia

La vita e l’opera di Borges come il racconto di un combattente clandestino, armato solo di parole, abitante di un Paese misterioso colmo di minacce quanto di meraviglie. Questo, in estrema sintesi, il filo conduttore di Biografía de Jorge Luis Borges, il documentario monstre (tre puntate per un totale di oltre cinque ore) di Mariano Llinás, ieri fuori concorso alla Mostra.

Llinás non è nuovo alle dimensioni eccessive, visto che il suo La Flor, uscito alcuni anni fa, è considerato il film più lungo (800 minuti...) del cinema argentino, ma qui la non comune durata si stempera grazie a una ricostruzione in progress dove le musiche, tanghi, milonghe, si mischiano ai paesaggi, Argentina, Uruguay, Svizzera, ai documenti e alle foto d’archivio, e al tono picaresco con cui il mondo borgesiano è reso e l’eroe della storia si rivela di volta in volta un pellegrino e un agente segreto, un mentitore seriale e un sovvertitore delle patrie lettere.

Nato da una commissione dell’Institute for Studies on Latin American Art di New York, che conserva la più vasta collezione al mondo di manoscritti, lettere e prime edizioni di Borges, il film di Llinás attraversa in pratica tutto il Novecento in cui lo scrittore di L’Aleph visse. In questo viaggio il regista si fa accompagnare da un critico letterario, Ernesto Mantequin e la coppia risulta perfetta nel suo mischiare l’entusiasmo del dilettante qual è il primo all’erudizione, un po’ snobistica, del secondo.

Va anche detto che nel caso di Llinás siamo di fronte a un dilettantismo di un genere del tutto particolare. Come spiega egli stesso, «ho letto Borges per la prima volta a quattordici anni. Mio padre era uno scrittore, appartenente però a una tradizione molto diversa: quella linea tortuosa che, partendo da Rabelais e Swift, trovava il suo centro nelle smorfie patafisiche di Alfred Jarry e poi finiva per sfociare, come un torrente di montagna in un lago, nel Surrealismo. Sta di fatto che iniziai a leggere Borges come se fosse uno scrittore surrealista.

Borges stesso ne sarebbe rimasto scandalizzato! Da quel momento i suoi libri cominciarono a conquistarmi, lentamente. A venticinque anni non pensavo che a Borges, e non credo sia una esagerazione dire che tutti i film che ho realizzato in seguito sono stati un modo per misurarmi con quella presenza. Qualcuno potrebbe obiettare che, stando così le cose, questo mio ultimo lavoro sarebbe un evidente pleonasmo... Quello che penso mi salvi da una simile accusa, è l’aver cercato questa volta di pensarlo come un film d’avventura...».

Ciò che finisce per catturare lo spettatore è infatti la singolarità di una vita spesa al servizio di una causa, quella della letteratura, e combattuta da una biblioteca grazie alla quale ampliare i confini della propria tribù d’appartenenza: quella di chi considera i libri, trame e parole, la parte più importante dell’universo, l’unica per la quale valga la pena soffrire e sacrificarsi.

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