da Venezia
È un concorso diversamente giovane quello di questa 83esima Mostra del cinema di Venezia che oggi si apre oggi. Su 22 registi, 12 hanno meno di 51 anni. I più giovani sono il trentenne documentarista Lance Oppenheim che con
Primetime realizza il suo primo film di finzione da una storia vera con il giornalista tv Chris Hansen (Robert Pattinson) che sulla NBC si è inventato il programma in cui va a caccia dei predatori sessuali che prendono di mira i minori, e i trentaduenni Yuval Abraham e Rachel Szor che sono i registi israeliani di Naza, il film «girato di notte sui tetti di Tel Aviv rivela in dettaglio i sistemi alla base della calcolata uccisione di massa di civili palestinesi da parte di Israele a Gaza». I venerati maestri sono invece l’ottantatreenne Werner Herzog che riunisce per la prima volta sullo schermo le sorelle Kate Mara e Rooney Mara che interpretano Jean e Joan Holbrooke, le sorelle Chaplin diventate famose negli anni ’80 per la loro perfetta simbiosi, al punto da riuscire a sincronizzare gesti, eloquio e amori, tra cui il loro vicino Gareth (Orlando Bloom); il settantenne Nanni Moretti insolitamente romantico in Succederà questa notte con la coppia formata da Louis Garrel e Jasmine Trinca. Fino al sessantanovenne Danny Boyle che in Ink, film di apertura di stasera, fa un ritratto spettacolare dell’ascesa del tabloid The Sun con un inedito Rupert Murdoch e il settantaduenne Lee Chang-Dong che, nel coreano Possible Love, s’ispira a uno dei capitoli del Decalogo di Kieslowski per raccontare la storia di due coppie sposate che s’incontrano e poi si scontrano.
Ma la questione anagrafica cosa ci può dire sulla qualità dei film? Ovviamente le due questioni sono disgiunte ma, certo, le scelte di quest’anno del direttore Alberto Barbera vanno in una direzione chiara, d’apertura verso nuovi sguardi autoriali. Entrando poi nella specificità della pattuglia dei cinque registi nazionali, la scommessa è ancora più grande. A parte Moretti e il settantenne Marco Bechis che torna letteralmente al suo sconvolgente capolavoro Garage Olimpo sulla dittatura militare argentina in questo nuovo Ritorno a Buenos Aires (mentre il britannico Martin McDonagh in Wilde Horse Nine racconta di due agenti Cia interpretati da John Malkovich e Sam Rockwell poco prima del golpe in Cile contro Allende), ecco che tutti altri appartengono a una nuova generazione registica. A partire da Paolo Strippoli, 33 anni, che con L’estranea approda al concorso principale avendo molte cose da dire sul cinema di genere giallo. Andrea Pallaoro, 44 anni, ha preso invece in mano l’ultima sceneggiatura che Bernardo Bertolucci ha scritto con Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi e che non ha fatto in tempo a girare la storia ha molti rimandi autobiografici per raccontare in The Echo Chamber la contrastata storia d’amore tra Leo (Luca Marinelli) e Anne (Alicia Vikander) che si inseguono, si sfiorano e si perdono, tutto all’interno di un fascinoso appartamento. Esattamente come Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis, 48 anni, che ambienta il romanzo omonimo di Antonio Franchini tra le quattro mura di un appartamento abitato da Antonio (Lino Musella) e dalla sua famiglia, dove, a Natale, piomba la madre Angela (una straordinaria Vanessa Scaltra), un concentrato di quella napoletanità esagerata dalla quale i figli avevano cercato di fuggire.
C’è poi una generazione di mezzo che ha molto da dire come il cinquantanovenne francese Stéphane Brizé che in Un bon petit soldat regala alla nostra Alba Rohrwacher uno dei ruoli più importanti della carriera. Si rimane in Francia con la commedia leggera Un per avant minuit di Nicolas Pariser con la nostra Chiara Mastroianni, insieme a loro c’è il connazionale e coetaneo Cédric Kahn che in 15/18 entra in un reparto di psichiatria per adolescenti. E di ragazzine adolescenti parla anche Look Back del giapponese Hirokazu Koreeda, adattamento live-action dell’omonimo manga.
Molto interessanti, sulla carta, anche i lavori del russo Ilya Khrzhanovsky che continua con il suo progetto originale di Dau in cui ricrea un autentico istituto di ricerca in scienza applicata a scopi militari dell’era sovietica, replicandone esattamente il funzionamento e svelando la sua follia. Ali Asgari racconta invece un altro regime, quello iraniano poco prima dell’attacco statunitense, nella commedia amara A Bit Of Light. Si respira aria di guerra anche in Bunker con la coppia nel film e nella vita, Penélope Cruz e Javier Bardem a cui viene chiesto di progettare un bunker a prova di atomica.
Fuori dal concorso c’è però un festival a parte con titoli molto attesi come Musk di Alex Gibney, What Love Builds di Russel Crowe, Nino - Un film su Nino Rota di Walter Fasano e il doc Oasis: Don’t Look Back In Anger con i fratelli coltelli Liam e Noel Gallagher che sbarcheranno senza litigare? al Lido.
