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Cinema

“Il cinema italiano è talentuoso ma fragile”

I conduttori dell’83esima Mostra del cinema di Venezia Greta Scarano e Nicolas Maupas: “Grande occasione, vogliamo essere leggeri ma profondi”

Greta Scarano

È solo la seconda volta che succede nella storia della Mostra del Cinema di Venezia. Quasi trent’anni fa furono chiamati, come padrino e madrina del più antico festival del mondo, Alessandro Gassmann e Livia Azzariti. Era il 1998, l’anno di nascita peraltro del conduttore (padrino non si usa più) della mostra di quest’anno, che inizia domani. Parliamo dell’attore Nicolas Maupas che saluterà il pubblico all’inizio e alla fine del festival insieme alla collega, e riconosciuta regista, Greta Scarano (madrina non si usa più) che pochi giorni fa ha compiuto 40 anni. E che, mentre la intervistiamo, è su una lancia diretta proprio al Lido con il figlio di appena un anno avuto con il collega Sydney Sibilia. Nicolas Maupas è nato a Magenta, da madre italiana e padre francese, ed è diventato un idolo grazie alla serie Mare Fuori, ma è un interprete eclettico e sensibile (ad esempio il film La bella estate di Laura Lucchetti del 2023). E, nonostante il milione di follower su Instagram, pure molto riservato sulla sua vita privata. Greta Scarano è nata a Roma ma ha studiato recitazione anche negli Usa dove ha trascorso l’ultimo anno del liceo. Dopodiché è stata protagonista di una delle carriere più interessanti del nostro Paese, spaziando con vari Nastri d’Argento dal cinema (Senza nessuna pietà e Suburra) alla tv (La linea verticale) fino all’esordio come regista con La vita da grandi con Matilda De Angelis.

Come vi dividerete il discorso inaugurale?

Greta Scarano (S): «Sarà una sorpresa. Ci stiamo lavorando già da un po’ in questa conduzione a due abbastanza inedita. Io personalmente vorrei divertirmi».

Nicolas Maupas (M): «Io sono caduto dalle nuvole quando me l’hanno detto e credo che le emozioni continueranno fino alla serata di chiusura. Quello che farò è cercare di rappresentare una generazione, la mia, che sta prendendo sempre più piede diventando una presenza attiva e forte nella società italiana».

(S): «Per me è un grandissimo onore. Per un attore non ci sono così tante occasioni. Io e Nicola non ci siamo ancora conosciuti dal vivo, abbiamo fatto tante riunioni e telefonate. Ci stiamo preparando e cercheremo di essere leggeri senza perdere la profondità. Ma saremo anche veloci perché l’importante sono i film e chi ci ha lavorato».

(M): «Mi sembra un’occasione magica, io oggi mi sento un piccolo uomo ma mi rendo conto che qualcosa sta succedendo nella mia vita. Non me l’aspettavo ma non ho mai dato per scontato nulla».

I temi delle varie guerre in corso avranno spazio alla Mostra?

(S): «Lo spazio lo si trova perché ci sono documentari e film che trattano la questione, penso al documentario Naza e al film di Gitai. Sono temi che, per esempio, nella mia vita sono centralissime perché purtroppo assorbo quotidianamente questo tipo di problematiche come quella del genocidio del popolo palestinese. Se ne dovessi parlare in un discorso, lo farei legandomi al cinema e proprio alle proposte di Venezia. Io mi sono sempre esposta in questo ruolo non cambierò le mie posizioni».

(M): «Ci sono i riflettori sui conflitti in atto, lo spazio è giusto che ci sia e se posso io ne faccio parte, coscienza salda su questo argomento».

Quest’anno c’è stata la polemica per una sola regista in concorso anche se alla fine saranno due.

(S): «Conosco bene la situazione ma non si può guardare solo l’ultimo anello della catena di un festival. A monte succede che i film che fanno le donne sono sempre molto pochi e con budget più piccoli. Quindi è normale che in selezione arrivino più film di uomini, è lo specchio dell’industria».

(M): «Sono d’accordo, l’altro giorno in un’intervista Valeria Golino parlava proprio di questo di questa problematica a monte».

Dal vostro osservatorio, com’è lo stato di salute del cinema italiano?

(S): «C’è un momento di fragilità. Ma sono questioni complesse, se non ci sono regole chiare è più difficile investire. Perché non c’è mancanza di talento, anzi. Per esempio, tra le maestranze siamo molto bravi anche artigianalmente. Poi quando ho portato il mio primo film da regista nella sale di mezza Italia ho visto che esistono realtà molto virtuose gestite da persone entusiaste che riempiono il cinema, però sono casi isolati».

(M): «C’è tanta voglia di fare ma forse c’è un problema di ingranaggio alla base. Però la mia generazione vive il cinema come qualcosa di quotidiano perché tutti quanti abbiamo la possibilità, attraverso miliardi di mezzi penso agli spezzoni dei film su YouTube di guardarlo e di appassionarci».

Questa estate straordinaria al botteghino con i film americani aiuterà quelli italiani?

(M): «Credo che nei momenti di crisi si tirano fuori le unghie e sono sicuro che faremo grandi cose».

(S): «Non credo che sia un’equazione, non sempre il cinema italiano ha giovato dei successi degli altri. Mentre invece un festival come quello di Venezia propone film straordinari che spero possano attrarre le persone nei cinema».

I vostri autori più attesi?

(S): «Io sono molto incuriosita dal film di Herzog, poi da quello di Pallaoro, il film di Nanni Moretti, L’estranea di Strippoli».

(M): «Sì certo Moretti, ho rivisto ieri sera Palombella rossa. Poi sono un grande fan di Boyle, che qui porta Ink, e sono contento che sia proprio il film di apertura».

Il film del cuore?

(M): «Amarcord di Fellini è stata la mia prima ferita mentale che ha cominciato a sanguinare. Ma amo il cinema senza limiti e metterei anche una commedia come Un pesce di nome Wanda vista da piccolino».

(S): «Per me Pulp Fiction che mi ha veramente tanto formata. E poi Grease, Dirty Dancing, Il tempo delle mele, i film di quando ero più piccola che vedevo con mia sorella».

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