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Cinema

Moretti a sorpresa torna a Venezia con una storia d’amore

Succederà questa notte è, e più semplicemente, un film sui sentimenti, l’amore, con i suoi segreti e i suoi turbamenti, le sue rinunce, le fughe in avanti e i tentativi di tornare indietro, e anche il dolore

Inatteso Nanni Moretti (73 anni) ieri al Lido per la Mostra del Cinema di Venezia dove ha presentato il film «Succederà questa notte» ispirato a[CAP-GRA][TESTO]lla raccolta dello scrittore israeliano Eshkol Nevo Per il regista si tratta di un sorprendente cambio di linea A fianco una scena del film

Stenio Solinas

da Venezia

È probabile che il nuovo film di Nanni Moretti, Succederà questa notte, in concorso ieri alla Mostra, non piacerà ai morettologhi di complemento o in spe, servizio permanente effettivo, che nei giorni scorsi hanno riempito la laguna di rievocazioni di quando, nel 1989, con Palombella rossa, Nanni venne a Venezia per l’ultima volta. E nemmeno nella selezione ufficiale.

Il Muro di Berlino sarebbe caduto due mesi dopo e sotto i suoi calcinacci sarebbero finiti tutti, insieme più o meno appassionatamente, i teorici della «diversità» comunista rispetto all’altrui «culturame» liberal-democratico-capitalista: fascista, va da sé. Da allora, sono passati trentasette anni, è cambiato il mondo, il comunismo ufficialmente non c’è più, ma di quella «diversità» Moretti è rimasto il severo sacerdote di una turba di fedeli salmodianti in cimbali, jeans e infradito, convinti che solo il destino cinico e baro e un popolo volgare quanto analfabeta, impedisca a quella «diversità» di trionfare. Nell’attesa, niente di meglio di una predica morettiana, una Palombella rossa per il nuovo millennio o magari un rinnovato Il Sol dell’avvenire...

Succederà questa notte è invece, e più semplicemente, un film sui sentimenti, l’amore, con i suoi segreti e i suoi turbamenti, le sue rinunce, le fughe in avanti e i tentativi di tornare indietro, e anche il dolore: una perdita, un lutto, il frutto di un errore di calcolo o di un’occasione mancata, il rimorso che l’una e l’altro provocano.

Cucendo insieme alcuni racconti di Legami, una raccolta dello scrittore israeliano Eshkol Nevo, Moretti costruisce un film polifonico dove genitori e figli si rincorrono in una giostra nella quale il pudore e la paura di esprimere ciò che si prova, possono avere effetti letali sulle singole esistenze e a volte è più salvifico abbandonarsi alle passioni che negarsi per difendere le finzioni dietro le quali ci si è sino ad allora trincerati.

Il film si appoggia sulle spalle di Jasmine Trinca, forse gravate da un eccesso di trucco e parrucco (interpreta un’attrice che ha lasciato il palcoscenico per ritornarci e poi di nuovo abbandonarlo) e di Louis Garrel, solide al punto giusto, con due significativi camei di Hippolyte Girardot e Angela Finocchiaro. Quanto a Moretti, si ritaglia una piccola parte, di genitore attento e sempre presente, ma senza mai prevaricare, che è poi una delle chiavi del film: esserci, non perdersi.

L’ora e mezza di durata della pellicola rende omaggio alla regola di Alfred Hitckock di film a misura di vescica umana. Un simpatico balletto sulle musiche dei Rolling Stones, rimanda al vecchio sogno morettiano di girare una commedia musicale. Prima o poi arriverà la notte in cui succederà.

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