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Cinema

Nanni, di' la verità stavi pensando a Elly e Giuseppi

I due protagonisti si rincorrono per cento minuti senza mai unirsi per sempre. Proprio come Conte, Schlein e compagni

Italian director and actor Nanni Moretti arrives for the premiere of 'Succedera' questa notte' during the 83rd Venice Film Festival in Venice, Italy, 05 September 2026. The movie is presented in official competition 'Venezia 83' at the festival running from 02 to 12 September 2026. ANSA/ETTORE FERRARI

Alessandro Gnocchi

Inviato a Venezia

«Mannaggia, volevo tanto parlare dell’attualità, sarà per la prossima volta» scherza Nanni Moretti con i giornalisti in attesa di una sparata politica. In realtà, Moretti ha fatto di più. Ha girato un film che pare scritto su commissione per il campo largo, anche se lui giura che parla d’altro. In Succederà questa notte un uomo (Louis Garrel) e una donna (Jasmine Trinca) passano cento minuti a cercarsi per mezza Europa senza mai trovarsi davvero: si sfiorano, si perdono, tornano a sfiorarsi. Vorrebbero cambiare vita ma c’è sempre un ostacolo. Applausi al Lido, standing ovation immaginaria da «Giuseppi» Conte a Elly Schlein: è il ritratto fedele della coalizione meno coesa di sempre.

Il campo largo fa lo stesso da una legislatura: annuncia convergenze, le smentisce il giorno dopo, ci ricasca alla prima crisi di governo. Non si incontra mai per lo stesso motivo dei due protagonisti morettiani: se si incontrassero, la storia finirebbe, e a nessuno dei due conviene. Meglio restare fidanzati in eterno che sposarsi e scoprire di non avere niente da dirsi. Si scherza.

Quello che invece unisce sul serio questa sinistra frammentata è il terreno simbolico, ed è lì che Venezia 83 offre un catalogo involontario delle sue sottospecie.

La tendenza Flotilla è quella dello sbarco in spiaggia, o nei pressi, annunciato per domani. Venice4Palestine, con Annie Ernaux, Roger Waters e un pezzo di cinema italiano al seguito, aveva chiesto alla Biennale di issare la bandiera palestinese durante i film in gara e di tagliare ogni rapporto con enti israeliani. Risposta della Biennale: no. Allora scatterà l’approdo al Lido con scialuppa battente bandiera palestinese. Sostituire l’analisi geopolitica con la scenografia da beach party: non sarà una utile posizione politica ma le fotografie verranno benissimo.

La tendenza struzzo è quella di Gianni Amelio che, con Nessun dolore, racconta un futuro prossimo fatto di tenerissima accoglienza dello straniero. Il film è una fiaba: enclave etniche e multiculturalismo fallito restano fuori campo, per carità di patria. Non vedo, non sento, ma parlo, anzi giro film, e invento un Paese che non c’è.

La tendenza Clooney è l’establishment travestito da resistenza: ritira il Leone alla carriera e snocciola banalità sull’empatia. In separata sede bolla l’America come «cachistocrazia», il governo dei peggiori, e descrive un popolo in preda all’odio. Che empatia... Il dissenso più facile del mondo, pronunciato da un palco prestigioso.

C’è poi la tendenza rucola, quella di Pierfrancesco Favino: presente ovunque, dal film di chiusura a un dibattito in terrazza, condimento di ogni portata. Favino è come la rucola negli anni Ottanta: entra in ogni piatto. Certifica che l’evento è quello giusto. Non è l’unico rucolino, o se preferite prezzemolino, citiamo lui perché è bravo, nessuno come Favino riesce a interpretare Favino nei panni di Favino in film favineschi.

Cinque sottospecie, campo largo incluso, e un solo film che le riassume tutte: i personaggi di Moretti almeno soffrono per il mancato incontro. Queste sinistre, con la distanza, ci convivono benissimo da anni. Il campo largo non ha nemmeno bisogno del Lido per restare fedele al genere: la commedia degli equivoci senza finale, recitata ormai a memoria.

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