Oggi è il Pro Pal Day della 83esima Mostra internazionale d’arte cinematografica. Ieri, una piccola anteprima, grazie alle parole di Susan Sarandon, a Venezia per presentare The Echo Chamber. Niente di clamoroso, solo una stoccata per entrare nel clima di impegno civile: «Penso che i festival siano molto importanti. Ma non credo che alla Mostra del Cinema di Venezia si deciderà che cosa accadrà nel genocidio in Palestina». Genocidio.
Termine molto discutibile, ma non è questo il luogo per discuterlo. Oggi arriva la Flotilla, sbarca alla Riva di Corinto (alle spalle del Palazzo del Cinema) alle 16 e 30, battendo bandiera palestinese. Ad attendere, «personalità del cinema e della cultura» non meglio specificate. Si prosegue domani con «il panel sulla complicità culturale» alla Casa degli autori (se qualcuno volesse andare, si terrà alle 17 e 30). Più interessante il versante artistico. Oggi nella sezione Venezia Spotlight passerà il film Hiwar Ma’Albahr (Conversation with the Sea) di Muayad Alayan, regista palestinese. Lo Stato di Israele ordina al sessantenne Kamal di pagare un ingente debito previdenziale del figlio Wael. Ma Wael è annegato nel Mar Rosso decenni prima. La storia vuole mostrare la segregazione dei palestinesi in Israele. Anche qui, ci sarebbe da aprire un lungo discorso, che non si può aprire. Basterà dire che gli arabi in Israele hanno gli stessi diritti di tutti i cittadini. A parti invertite, si può dire lo stesso di molti Stati islamici?
