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Cinema

Sigari e sesso. Apologia dell’artista senza pudore

I critici bollarono i film erotici come specchio di un’italietta piccolo-borghese. Non avevano capito nulla

©AP/Lapresse 10/09/2009 Venezia Spettacolo Festival di Venezia nella foto: Tinto Brass Italian film director Tinto Brass poses for portraits at the 66th edition of the Venice Film Festival in Venice, Italy, Thursday, Sept. 10, 2009. (AP Photo/Arash Radpour)

Mi fanno scompisciare quelli che cantano Sesso e samba. Non sanno, non conoscono, non capiscono chi sia stato Tinto Brass, il genio che seppe rendere attrici, splendide donne, però mettendole di spalle, perché il culo è lo specchio dell’anima, il suo aforisma è stata la didascalia che ha accompagnato più generazioni.

Dicevano che quella di Brass fosse invece lo specchio di una Italietta, roba di piccoli borghesi, maniaci, bigotti, bacchettoni, lo scrivevano e lo bollavano i critici di cinema e dintorni, propensi ad eccitarsi davanti ai silenzi dell’incomunicabilità e non alle meravigliose chiappe di Serena Grandi odi Stefania Sandrelli e, ancora, alle poppe della Caprioglio e di Dellera Francesca o, perché no allora?, della Cesonia di Caligola, al secolo Helen Mirren, occasione prelibata per la censura che approfittò dell’ammucchiata Brass-Guccione (Penthouse) -Gore Vidal-Rossellini, per scatenarsi con le forbici e la fatwa.

Era un linguaggio immediato, non trasversale o incipriato per essere ritenuto corretto, nudo in tutti i sensi. Quella stessa critica che lo evitava o disprezzava, con il classico atteggiamento della cultura ideologica, ha saputo rivoltare il tempo, la faccia e il tavolo, premiandolo all’ultima rassegna di Venezia, in ritardo sulla storia e sull’intelligenza. Sigari e giarrettiere, specchi e sellini di biciclette, labbra di porpora, orgasmi veraci, il bignami di un’epoca bellissima forse perché clandestina grazie ai vhs dei blockbuster, scomparsi gli uni e gli altri ma non l’opera di Brass che resta tale e avrà, come accade post mortem, elogi e riconoscimenti in ogni foglio e convegno.

Per dire: Fellini e la sua tracimante tabaccaia di Amarcord e così la Volpina, non erano pagine accanto a quelle scritte da Tinto(retto) Brass? Massì, però l’Oscar di Rimini ha avuto, giustamente, beatitudine totale, Brass non l’ha mai cercata, sapendo di viaggiare su un’altra carrozza. Sta di fatto che l’eros, al buio di un cinematografo o di un salotto, creava un’inquietudine diversa da quella a cielo aperto e stimolava premesse e promesse per il dopo film, Brass sapeva benissimo di che pasta era, eravamo e siamo fatti, il buco della serratura, la calza smagliata, il tacco a spillo, il sogno notturno, un repertorio non soltanto adolescenziale che tutti conosciamo e che molti cercano di nascondere, non per pudore ma per ignoranza del desiderio sensuale e sessuale, sotto le lenzuola niente.

Ora che Brass ha chiuso la sua sala resta la malinconia degli imitatori oppure le carriere imprevedibili delle sue scoperte, la Grandi trattata e maltrattata da Sorrentino, la Koll che ha sceltoper contrappasso, la devozione alla Vergine, come la Caprioglio che fu Paprika e ha ritrovato Dio per non dimenticare Ewa Aulin che a diciassette anni provocò, girando Col cuore in gola, code dagli oculisti per avviarsi, in terza età, allo studio della psicologia per l’infanzia. Resta per fortuna e più inquietante di mai, Stefania Sandrelli che fece perdere la testa ma non la voce a Gino Paoli e diventò, a sorpresa, la chiave di Brass, denudandosi completamente nel camerino di un negozio di lingerie, la boutique Treppiedi, busti e reggipetto a Roma, sfilando davanti a due spettatori, Tinto e la moglie Carla, va da sé detta Tinta; passato il provino intimo, Sandrelli fu la strepitosa Teresa, per l’appunto in La Chiave.

Riassunti che aggiungono fascino alla storia lunga di un regista, pittore di scene, colto ma sconosciuto ai più per questa dote, capace di attraversare più compiti, dottore in legge, archivista, montatore, aiuto regista, prima il retrobottega, poi la vetrina. Preceduto da un sigaro cubano a celare, nel vapore del fumo, pensieri e parole, sguardi e furbizia, ha saputo vivere e regalare voglie e piaceri.

Cantate pure sesso e samba, non sapete quello che vi siete persi.

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