L’abolizione del bollo auto per il prossimo anno rappresenta solo il primo passo di una riforma più ampia. A confermarlo durante un’intervista concessa a Rtl 102.5 è il titolare del dicastero delle Infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini, il quale ha spiegato come il primo obiettivo sia quello di rendere strutturale la cancellazione dell’odiato tributo.
Nei piani del leader della Lega c’è però spazio anche per una revisione del superbollo. Al momento sono in corso le opportune valutazioni finanziarie, dato che si tratta di un’imposta erariale in grado di garantire allo Stato un gettito annuo di circa 250 milioni di euro: l’obiettivo è tutelare chi usa veicoli ad alte prestazioni per motivi di lavoro, come rappresentanti di commercio e tassisti, differenziandoli da chi acquista vetture di lusso. La strategia tracciata dal vicepremier non prevede una cancellazione immediata del superbollo, bensì un innalzamento della soglia di cavalli o kilowatt oltre la quale scatta il pagamento.
A beneficiare di questa modifica sarebbero soprattutto, come anticipato, coloro i quali utilizzano l’auto come strumento di lavoro, ad esempio agenti di commercio, tassisti e in generale tutti quei professionisti che scelgono veicoli performanti per affrontare lunghe percorrenze quotidiane. Grazie al ritocco dei parametri, questi lavoratori verrebbero esentati dal tributo, che rimarrebbe invece a carico esclusivo dei proprietari di supercar di lusso (come le Ferrari). Ma quale potrebbe essere il peso sulle casse dello Stato e quali gli eventuali benefici?
Secondo le proiezioni di Salvini, questa mossa per esentare i modelli di fascia medio-alta comporterebbe un minor gettito iniziale di circa 50 milioni di euro. Tuttavia, la riduzione della pressione fiscale darebbe una forte spinta alle vendite di vetture di questa categoria: le casse pubbliche compenserebbero ampiamente il taglio iniziale grazie ai maggiori introiti derivanti da IVA, imposte di immatricolazione e bollo ordinario. In sintesi, ha precisato il vicepremier, la strategia punta a un classico scenario “win-win” in cui entrambe le parti riescono a trarre un beneficio: meno tasse per i lavoratori e maggiori entrate per lo Stato grazie al rilancio del comparto automobilistico.
Il superbollo, addizionale erariale sulle tasse automobilistiche introdotta nel 2011, è un’imposta statale, e non regionale, che si somma al normale bollo auto per i veicoli considerati “di lusso” o ad elevate prestazioni: sono tenuti a pagarla i proprietari, i locatari, in caso di leasing, o gli usufruttuari di autovetture e autoveicoli per il trasporto promiscuo di persone e cose con potenza superiore ai 185 kW (circa 252 cavalli). Attualmente è in vigore l’aumento determinato nel 2012 dal governo Monti, che fissò la quota di 20 euro per ogni kW eccedente rispetto al tetto dei 185 kW, quota che decresce progressivamente e in modo proporzionale all’età del mezzo:
- Da 0 a 5 anni dall’immatricolazione: si pagano 20 euro per ogni kW eccedente la soglia di 185 kW (si versa il 100% della tassa);
- Da 6 a 10 anni dall’immatricolazione: si pagano 12 euro per ogni kW eccedente la soglia di 185 kW (si ottiene uno sconto del 40%);
- Da 11 a 15 anni dall’immatricolazione: si pagano 6 euro per ogni kW eccedente la soglia di 185 kW (si ottiene uno sconto del 70%);
- Da 16 a 20 anni dall’immatricolazione: si pagano 3 € per ogni kW eccedente la soglia di 185 kW (si ottiene uno sconto dell’85%);
- Oltre i 20 anni dall’immatricolazione: non si paga più nulla (veicolo totalmente esente dal superbollo).
Come potrebbe cambiare quindi la tassa? Conti alla mano, sacrificare 50 milioni su un incasso di 250 milioni l’anno significa che lo Stato rinuncerebbe esattamente al 20% della tassa. Anche se non c’è ancora un piano ufficiale, gli esperti vedono due possibili soluzioni tecniche:
- Alzare l’asticella a 225 kW (306 CV): oggi si paga sopra i 185 kW. Spostando il limite più in alto, molte auto uscirebbero dal superbollo, che resterebbe solo per i motori più performanti;
- Tagliare il prezzo a kW: l’extra da pagare per ogni kW in più scenderebbe da 20 a 16 euro. Lo sconto del 20% sarebbe uguale per tutti, ma così si aiuterebbe anche chi ha una Ferrari e non ha certo problemi a pagare le tasse.
Stando a quanto dichiarato da Salvini la prima opzione dovrebbe essere quella più plausibile, dato che azzererebbe la tassa a coloro i quali utilizzano l’auto per lavoro senza fare sconti a chi acquista vetture di lusso.
