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Cittadini

Assegno Unico ridotto al minimo? Ecco l’errore che può costarti caro e come rimediare

L’incrocio dei dati finanziari fa scattare l’allarme: per chi ha difformità nella DSU la sforbiciata sarà immediata

Assegno unico, ecco tutto quello che c'è da sapere: il calendario fino a dicembre e gli importi

L’INPS ha fatto scattare una vasta operazione di controllo mirata ad accertare la veridicità dei dati economici dichiarati dalle famiglie italiane. Nel mirino dell’ente previdenziale sono finite, in particolare, le istanze dell’Assegno unico e universale (AUU) relative al 2026 che si basano su un ISEE corrente, lo strumento straordinario che permette di aggiornare l’indicatore della ricchezza familiare in presenza di variazioni peggiorative del reddito o della situazione lavorativa.

L’operazione non si traduce in una verifica a pioggia su tutta la platea dei beneficiari, ma si concentra esclusivamente sulle Dichiarazioni Sostitutive Uniche (DSU) che presentano anomalie e a causa delle quali è stato erogato un importo dell’Assegno Unico apparentemente incoerente coi dati emersi a seguito dei controlli. Incrociando le autodichiarazioni dei cittadini con i database interni dell’INPS e con le banche dati dell’Agenzia delle Entrate, l’ente ha già rilevato diverse posizioni contrassegnate da incongruenze o possibili omissioni reddituali. Per questo motivo, in attesa di ulteriori approfondimenti, i contribuenti in questione sono destinatari delle comunicazioni inoltrate dell’Istituto nazionale di previdenza sociale.

Effetti immediati sui pagamenti

La conseguenza più diretta per i nuclei familiari interessati dalle irregolarità riguarda la quantificazione mensile del contributo. Qualora emergano discrepanze, l’INPS procederà, a titolo cautelativo, a un ricalcolo provvisorio dell’importo, ricalibrandolo sulla cifra minima prevista dal contributo, vale a dire la medesima erogata per chi non dispone di un ISEE valido o per chi supera la soglia di massima capienza (pari a 46.582,71 euro).

Questo taglio temporaneo, che si applica già a partire dai pagamenti di settembre 2026, riduce la prestazione a 58,30 euro al mese per ciascun figlio a carico, a fronte degli importi massimi che, per le fasce ISEE più basse (fino a 17.468,51 euro), possono raggiungere fino a 203,80 euro mensili per figlio.

Cosa fare se si riceve la comunicazione

L’INPS invierà notifiche individuali alle sole famiglie coinvolte. La ricezione del preavviso non equivale a una contestazione di illecito o all’erogazione immediata di una sanzione, bensì a una richiesta formale di chiarimento nell’ambito delle ordinarie attività di tutela delle risorse pubbliche. I contribuenti che riceveranno l’avviso avranno a disposizione due strade per ripristinare il corretto ammontare dell’assegno:

  • In caso di errori o dati omessi nella DSU: sarà necessario correggere la propria posizione rettificando la dichiarazione tramite il portale telematico dell’INPS oppure avvalendosi dell’assistenza di un CAF;
  • In caso di dati già corretti: il cittadino potrà trasmettere la documentazione probatoria integrativa presso gli uffici territoriali dell’Istituto per confermare la fondatezza delle informazioni dichiarate.

Una volta concluso l’iter di verifica e validato l’ISEE corretto, l’ente previdenziale provvederà a ripristinare la quota spettante e ad erogare gli eventuali conguagli arretrati maturati nel periodo di sospensione.

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