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Cittadini

Barbecue sul balcone in condominio: quando la grigliata può diventare un problema per i vicini

Fumi, odori e sicurezza: cosa si può fare nella propria casa, quali limiti possono prevedere i regolamenti e quando il vicino può chiedere di intervenire

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Ferragosto è appena passato, ma la stagione delle grigliate non è ancora finita. Tra terrazzi, balconi e giardini privati, in questi giorni sono molti i condòmini che approfittano del bel tempo per organizzare un pranzo o una cena all’aperto. E proprio il barbecue, però, può diventare motivo di accesa discussione tra vicini, soprattutto quando il fumo e gli odori finiscono negli appartamenti altrui, o rendono difficile tenere aperte finestre e tapparelle.

Ma chi utilizza il barbecue nella propria abitazione è libero di farlo, o deve fare i conti con le proteste degli altri residenti? La legge italiana non vieta in assoluto le grigliate sul balcone o sul terrazzo, ma stabilisce un principio fondamentale: il diritto di godere della propria proprietà deve bilanciarsi con il diritto dei vicini a non subire disagi eccessivi.

Il barbecue nella proprietà esclusiva: libertà, ma non assoluta

Molti pensano che essere proprietari del balcone o del giardino esclusivo garantisca una sorta di “zona franca”. Non è così. Il semplice fatto di trovarsi a casa propria non autorizza a invadere gli spazi altrui con esalazioni fastidiose; d’altra parte, però, neppure il vicino infastidito può pretendere di vietare a priori l’accensione della griglia. Il Codice Civile cerca di trovare un punto di equilibrio, basato sul concetto di limite.

Fumo e odori: la “normale tollerabilità”

Il cuore della questione risiede nell’Articolo 844 del Codice Civile. La norma stabilisce che non si possano impedire le immissioni di fumo, calore o esalazioni derivanti dal fondo del vicino, a meno che queste non superino la normale tollerabilità.

Non esiste una soglia matematica o una distanza standard per stabilire automaticamente quando si superi questo limite. La valutazione va fatta sempre caso per caso, tenendo conto di elementi concreti: l’intensità e la frequenza delle grigliate (un conto è l’episodio saltuario, un altro l’uso quotidiano), la vicinanza tra le finestre, la direzione dei venti e la struttura dell’edificio.

Regolamento condominiale: attenzione alla distinzione

Quando sorgono contestazioni, la prima cosa da consultare è il regolamento di condominio. Qui è bene fare attenzione a non generalizzare, distinguendo fra:

regolamento contrattuale: è quello approvato all’unanimità da tutti i condòmini o predisposto dal costruttore negli atti di acquisto. Può contenere divieti molto stringenti sull’uso dei balconi, arrivando a proibire del tutto barbecue o fiamme libere. Se il divieto è previsto qui, va rigorosamente rispettato;

regolamento assembleare: approvato a maggioranza, di regola serve a disciplinare le parti comuni e non può limitare i diritti dei singoli proprietari nelle loro abitazioni, a meno che non intervenga su specifiche esigenze di tutela della sicurezza e del decoro dell’edificio.

Carbonella, gas o elettrico

La legge non individua una tipologia di barbecue “fuorilegge”, ma la scelta dell’apparecchio incide notevolmente sull’impatto concreto. I modelli tradizionali a carbonella o legna generano una quantità di fumo decisamente superiore rispetto ai dispositivi a gas o elettrici. Optare per questi ultimi può ridurre di molto la produzione di fumi, rendendo l’attività quasi sempre compatibile con la normale tollerabilità.

Quando il vicino può intervenire

Se i tentativi di bonario accordo falliscono e le esalazioni diventano un disagio costante e intollerabile, il vicino che si ritiene danneggiato può rivolgersi al giudice civile per chiedere l’inibitoria (cioè il divieto di proseguire l’attività) ed eventualmente il risarcimento dei danni, dovendo però dimostrare l’effettiva entità del disturbo subito.

Prima di accendere il barbecue: cosa controllare

Prima di preparare la griglia, bastano pochi e semplici accorgimenti. È bene verificare cosa prevede il regolamento condominiale e assicurarsi che non vi siano particolari disposizioni o ordinanze comunali locali legate alla sicurezza antincendio, specie nei mesi estivi. Poi, una valutazione prudente sullo strumento utilizzato (optando, nel caso, per gas o elettrico su balconi stretti o molto vicini) e un minimo di rispetto per gli orari e per i panni stesi dei vicini, rappresentano la strada migliore per godersi un pranzo o una cena all’aperto senza discussioni o strascichi legali.

Infine, se proprio si vuole scongiurare ogni rischio di protesta, si può anche pensare di invitare i vicini a tavola: un gesto di diplomazia condominiale che potrebbe rivelarsi utile anche per il futuro.

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