Per le famiglie che sostengono le spese per l’asilo nido cambia il modo in cui l’Inps verifica le informazioni sulle strutture. L’Istituto ha avviato l’“Agenda Asili Nido”, una banca dati nazionale che raccoglie e aggiorna i dati dei nidi e degli altri servizi educativi ammessi al Bonus nido. Obiettivo: rendere più rapidi i controlli sulle strutture indicate nelle domande e ridurre, dove possibile, le verifiche manuali. Per i genitori non ci sono nuovi adempimenti: saranno gli enti locali, in collaborazione con l’Inps, a fornire e aggiornare i dati delle strutture.
Agenda Asili Nido: che cos’è
L’Agenda è, in sostanza, un archivio nazionale delle strutture educative per l’infanzia. Attraverso questo sistema l’Inps potrà disporre di informazioni più omogenee e aggiornate sui nidi pubblici e privati autorizzati e sugli altri servizi educativi ammessi al contributo.
Per l’anno scolastico 2026-2027 è prevista una fase transitoria: gli enti locali trasmetteranno i dati alle strutture territoriali dell’Inps. Dal 2027-2028, invece, l’inserimento e l’aggiornamento delle informazioni passeranno attraverso la Piattaforma Digitale Nazionale Dati, che diventerà il canale ordinario di alimentazione dell’Agenda.
Arriva anche la mappa degli asili
La parte più evidente della novità arriverà nelle prossime settimane. L’Inps ha annunciato una nuova funzionalità del Portale della famiglia e della genitorialità, basata su una mappa geolocalizzata degli asili e degli altri servizi educativi per l’infanzia ammessi al Bonus nido.
L’intento è permettere alle famiglie di individuare più facilmente i servizi presenti sul territorio e di orientarsi nella scelta della struttura. La mappa, però, non è ancora pienamente disponibile: fino alla sua completa implementazione, in caso di dubbi l’Inps invita a fare riferimento agli elenchi comunali delle strutture accreditate.
Perché la nuova banca dati può velocizzare il Bonus
Per erogare il contributo, l’Inps deve verificare anche che la struttura indicata nella domanda sia effettivamente abilitata a offrire i servizi educativi richiesti dalla normativa. Nel 2026 l’Istituto ha già previsto che il genitore indichi nella domanda i riferimenti precisi dell’abilitazione della struttura. L’ente previdenziale effettua poi i controlli consultando gli elenchi regionali o comunali e, quando necessario, chiedendo conferma agli altri soggetti competenti.
Con la nuova Agenda, queste informazioni confluiscono in un unico archivio nazionale, che l’Inps potrà utilizzare per verificare più rapidamente i dati delle strutture indicate nelle domande. In questo modo potranno essere progressivamente automatizzati alcuni controlli e ridotte le verifiche manuali.
Il risultato atteso è quindi una gestione più rapida delle domande, ma ciò non vuol dire che il contributo venga accreditato automaticamente o immediatamente dopo il pagamento della retta. Restano infatti necessari la presentazione della domanda, l’indicazione delle mensilità richieste, la documentazione della spesa e gli altri controlli previsti.
Bonus nido, quanto spetta
Per i bambini nati dal 1° gennaio 2024, il Bonus nido può arrivare fino a 3.600 euro l’anno per le famiglie con Isee fino a 40.000 euro. Per chi supera questa soglia, o non presenta un Isee valido, l’importo massimo è di 1.500 euro.
Per i bambini nati prima del 1° gennaio 2024, invece, il contributo massimo è di 3.000 euro con Isee fino a 25.000,99 euro, di 2.500 euro con Isee tra 25.001 e 40.000 euro e di 1.500 euro oltre i 40.000 euro o in assenza di un Isee valido.
Il contributo viene riconosciuto mensilmente, per un massimo di 11 mensilità nell’anno, e non può comunque superare la spesa effettivamente sostenuta dalla famiglia.
Chi può ottenere il Bonus
Il contributo spetta per la frequenza di asili nido pubblici e privati autorizzati, oltre che di altri servizi educativi per l’infanzia ammessi dalla normativa, come micronidi, sezioni primavera e spazi gioco. Sono previste inoltre specifiche condizioni per i servizi educativi svolti presso l’abitazione. A fare fede è l’abilitazione della struttura a offrire il servizio per il quale viene richiesto il contributo.
Una sola domanda fino ai tre anni
La domanda per il contributo resta valida fino ad agosto dell’anno in cui il bambino compie tre anni. Ogni anno, tuttavia, il genitore deve indicare le mensilità per le quali intende richiederlo e presentare la documentazione relativa alle spese sostenute. Per le spese del 2026, la documentazione deve essere trasmessa entro il 30 aprile 2027.
Come si presenta la domanda
La richiesta può essere presentata online attraverso il servizio dedicato dell’Inps, oppure tramite un patronato. Al momento della domanda è importante indicare correttamente la struttura frequentata dal bambino e, quando richiesto, i riferimenti relativi alla sua autorizzazione. L’Inps raccomanda di fornire i dati precisi dell’abilitazione della struttura: avere informazioni complete può infatti contribuire a velocizzare i controlli. È inoltre necessario conservare la documentazione che dimostra il pagamento delle rette.
E se il nido non compare nella mappa?
L’assenza di una struttura dalla nuova mappa non significa automaticamente che la famiglia perda il diritto al Bonus. La funzionalità è ancora in fase di implementazione e, fino alla sua completa disponibilità, l’Inps invita a fare riferimento agli elenchi comunali delle strutture accreditate. È quindi opportuno verificare presso il Comune o l’ente competente la presenza della struttura negli elenchi ufficiali, soprattutto nella fase iniziale di attivazione della nuova banca dati.
